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Accuse di conflitto d’interessi per il caso Pfba: l’esposto dell’Osservatorio mette sotto accusa la Regione Veneto

Un convegno su fiumi e ambiente a Quarto d'Altino ha fatto emergere un esposto dell'Osservatorio sulle mafie contro la Regione Veneto per presunti conflitti d'interessi nella gestione della contaminazione da Pfba legata ai cantieri della Spv e al deposito in cave vicentine.

Accuse di conflitto d’interessi per il caso Pfba: l’esposto dell’Osservatorio mette sotto accusa la Regione Veneto

Un incontro pubblico dedicato allo stato dei corsi d’acqua del Triveneto ha riacceso i riflettori su una vicenda che intreccia inquinamento chimico, scelte amministrative e possibili modalità anomale nelle procedure di controllo. Durante la serata a Portegrandi, frazione di Quarto d’Altino, è stato annunciato che l’Osservatorio sul fenomeno delle mafie ha presentato un esposto contro la Regione Veneto per sospetti di conflitto di interessi nella gestione della contaminazione da Pfba.

Il convegno e la genesi dell’allarme

La serata organizzata dal gruppo di opposizione «Insieme è possibile» ha avuto come fulcro il fiume Sile e i problemi che i corsi d’acqua del nordest affrontano, tra cui l’uso intensivo di fertilizzanti e la presenza di inquinanti organici. Nel corso dell’evento è stato proiettato il documentario «I colori del silenzio», seguito da un dibattito con rappresentanti di Legambiente e voci della società civile.

Tra gli interventi più attesi quello di Massimo Follesa, delegato ambiente dell’associazione Ofema (Osservatorio sulle mafie), che ha collegato la situazione del Sile ai casi più ampi di contaminazione da PFAS e in particolare dai Pfba, sostanze derivate dal fluoro già al centro dello scandalo della Miteni a Trissino. Follesa ha reso pubblica la notizia dell’esposto inviato all’Anac e ad altri enti competenti.

Il nodo delle consulenze e del deposito in cava

Al centro delle contestazioni c’è la procedura avviata dalla Regione Veneto per aggiornare la Valutazione di impatto ambientale (Via) dopo il completamento di tratti della Superstrada pedemontana veneta (Spv). Per questa attività la Regione si è avvalsa della consulenza del geologo Andrea Sottani, fondatore della società di geoingegneria Sinergeo.

Follesa e l’Osservatorio hanno sollevato dubbi sul fatto che, nell’ambito delle indagini sulla contaminazione da Pfba, alcuni depositi autorizzati per materiali classificati come inerti non problematici abbiano ricevuto materiali che in realtà sono assimilabili a rifiuti contaminati. Tra i siti citati figura la Cava Vianelle, tra i comuni di Marano Vicentino e Thiene, che secondo inchieste giornalistiche avrebbe affidato attività di monitoraggio proprio a Sinergeo.

Perché scatta la denuncia

L’esposto promosso dall’Osservatorio mette in rilievo due elementi fondamentali: l’affidamento di consulenze tecniche a soggetti legati a privati interessati dalle procedure e la possibile sottovalutazione del rischio connesso allo smaltimento dei materiali provenienti dai cantieri della Spv. Secondo i denunciani, questi fattori potrebbero configurare una situazione assimilabile a conflitto di interessi nella gestione pubblica della contaminazione.

Le reazioni e il contesto più ampio

Da parte dei diretti interessati, Sinergeo ha dichiarato di avere operato «in modo corretto e trasparente», mentre la Regione Veneto alla data della segnalazione è rimasta sostanzialmente in silenzio non rilasciando risposte ufficiali ai rilievi sollevati dalla stampa e dall’Osservatorio.

Il caso si inserisce in un quadro ambientale già segnato da altri dossier sensibili: oltre alla vicenda della Miteni, il potenziamento dell’impianto Silva a Montecchio Precalcino ha acceso ulteriori discussioni su rischi per le falde e per la salute. La Provincia di Vicenza aveva bocciato il progetto ritenendolo troppo impattante, misura poi impugnata dai privati con ricorso al TAR, lamentando presunte irregolarità amministrative e difetti di istruttoria.

Altri elementi processuali

Nel ricorso legale contro la decisione della Provincia, depositato con protocollo GE/2026/0025533 del 26 maggio 2026, i legali della Silva evidenziano presunti errori di valutazione e motivano il ricorso citando eccesso di potere e carenze istruttorie. Questi temi si sovrappongono ai timori sul possibile impatto delle attività industriali sulla qualità delle acque sotterranee.

Prospettive e passi successivi

L’Osservatorio ha annunciato di aver inviato l’esposto all’Anac, al Ministero dell’Ambiente e alla Prefettura di Vicenza, e valuta la possibilità di rivolgersi anche alla magistratura penale per approfondire eventuali responsabilità. Follesa ha inoltre denunciato «il silenzio delle forze politiche» dopo le prime rivelazioni emerse sui media il 5 maggio in relazione alla vicenda della Cava Vianelle.

Nei prossimi passi è probabile che le autorità competenti aprano verifiche formali sulle procedure di affidamento e sulle autorizzazioni di deposito, mentre la discussione pubblica resta accesa: sul banco restano questioni tecniche come l’identificazione di materiali pericolosi rispetto a inerti innocui, la gestione della Via per opere infrastrutturali e la trasparenza nelle relazioni tra enti pubblici e consulenti privati.

Conclusione

La vicenda mette in evidenza come la gestione dell’emergenza ambientale richieda non solo rigore scientifico ma anche procedure amministrative trasparenti per evitare sospetti di improprietà. Il confronto tra cittadini, associazioni e istituzioni rimane essenziale per chiarire responsabilità e garantire la tutela delle acque e della salute pubblica.

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