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Biennale Teatro: Ponifasio, Banushi e il bilancio di Willem Dafoe

La Biennale Teatro ha proposto creazioni che mescolano cerimonia, danza e performance sensoriale: dallo spettacolo samoano di Lemi Ponifasio alla trilogia silenziosa di Mario Banushi, con oltre 10.000 presenze e la conferma di Willem Dafoe alla direzione artistica.

Biennale Teatro: Ponifasio, Banushi e il bilancio di Willem Dafoe

La manifestazione teatrale veneziana ha offerto un cartellone che ha messo in dialogo culture ancestrali, linguaggi corporei e sperimentazioni sonore, chiudendo la 54esima edizione con appuntamenti che hanno attirato un pubblico numeroso e critico. In campo internazionale sono emersi due fili principali: la rilettura rituale delle tradizioni e il teatro che abdica alla parola per privilegiare corpo e immagine.

Sul piano organizzativo, il festival ha mostrato un interesse marcato per pratiche performative provenienti da aree geografiche spesso marginali ai circuiti commerciali occidentali, confermando la volontà di far dialogare la scena contemporanea con radici culturali profonde.

Lemi Ponifasio e il ritorno delle cerimonie del Pacifico a Venezia

In chiusura della rassegna è andato in scena lo spettacolo del regista samoano Lemi Ponifasiointitolato Star Returning-Venicerappresentato al Teatro Alle Tese dell’Arsenale. La creazione intreccia le tradizioni aborigene del Pacifico, inclusi i Māori, con immagini oniriche e una messa in scena che privilegia cerimoniacanto e danza come strumenti di costruzione di senso.

Fondatore del collettivo MAU, Ponifasio è autore di una pratica scenica che miscela coreografiaregia e scenografia per condurre lo spettatore in una dimensione altra, dove la percezione si trasforma in rito collettivo. La rappresentazione veneziana ha funzionato come un invito a riconnettere memoria ancestrale e contemporaneità, mettendo in luce come il teatro possa farsi luogo di evocazione e cura.

La forma e l’impatto della messa in scena

La performance ha privilegiato immagini forti e gesti performativi che non seguono una narrazione lineare, ma costruiscono una presenza sensoriale continua: luci, corpi e suoni creano un flusso rituale che trascende la parola e lavora sulla memoria collettiva.

Mario Banushi, la trilogia familiare e il primato del corpo

Tra i protagonisti della rassegna si è distinto il regista greco-albanese Mario Banushiinsignito del Leone d’argento per la sua trilogia Romance familiare. Composta da tre momenti — RagadaGoodbye, Lindita e Taverna Miresia — la trilogia trasforma l’autobiografia in uno sguardo sullo sradicamento, sul lutto e sulla necessità di ricordare.

Banushi, cresciuto in Grecia in una famiglia di origine albanese, porta in scena memorie di fughe, naufragi e discriminazioni. Questi temi trovano espressione in un linguaggio scenico privo di dialoghi, dove gesti quotidiani — passare l’aspirapolvere, mangiare, lavarsi — diventano vettori di un’intensità simbolica che comunica il trauma del distacco. La scelta di eliminare la parola accentua il valore del corpo come veicolo di significato e rende la tetralogia un esempio di teatro sensoriale e visivo.

Elementi ricorrenti e simbologia

Attraverso immagini ricorrenti — la farina e il pane, l’acqua dei riti funebri, la spogliazione e la nudità simbolica — Banushi costruisce una narrazione che oscilla tra dolore e affermazione della vita. Scene come la donna che oltrepassa una finestra verso la luce o la spiga di grano che cresce vicino alla fossa del padre sono cariche di valenze rituali e visive, suggerendo che la morte è un passaggio piuttosto che una cancellazione definitiva.

Bilancio numerico e conferma della direzione artistica

Il direttore artistico, l’attore statunitense Willem Dafoeha ottenuto la conferma per il biennio successivo, consolidando il lavoro svolto negli ultimi due anni. Il festival ha registrato circa 10.000 presenze e una partecipazione media con sale occupate intorno al 90% durante la rassegna: numeri che sottolineano l’interesse verso un programma orientato alla coralità e alla fisicità della scena.

Dafoe ha promosso un approccio che privilegia opere provenienti da contesti teatrali non conformi ai circuiti commerciali, favorendo voci provenienti da diverse culture. L’idea tematica che ha guidato il cartellone, sintetizzata nel gioco di parole Alternative/Alter Native, ha voluto esplorare il rapporto tra cambiamento e identità culturale, portando in Laguna 200 artisti per 55 appuntamenti.

Documentario e visibilità

Il lavoro della rassegna sarà raccontato da un documentario prodotto per la televisione: la trasmissione è prevista su Rai 5 il 10 luglio alle 18 e sarà poi disponibile in replica su RaiPlay, offrendo una finestra ulteriore per osservare l’esperienza performativa presentata in Laguna.

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