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Condanna definitiva per Andrea Bacciga: la Cassazione respinge il ricorso sul saluto romano

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e reso definitiva la condanna a sei mesi, con pena sospesa, per Andrea Bacciga. La decisione conferma anche i risarcimenti alle associazioni e alle attiviste coinvolte.

Condanna definitiva per Andrea Bacciga: la Cassazione respinge il ricorso sul saluto romano

La Corte di Cassazione ha pronunciato la sentenza definitiva che riguarda l’ex consigliere comunale di Verona Andrea Bacciga: il ricorso presentato dalla difesa è stato rigettato, rendendo senza appello la condanna per il gesto del saluto romano compiuto durante una seduta del consiglio comunale. La decisione della Suprema corte conferma quanto stabilito in appello e chiude una vicenda giudiziaria iniziata nel 2018.

L’udienza davanti alla I sezione penale della Corte si è svolta il 28 maggio 2026 e ha visto l’accoglimento delle argomentazioni presentate dall’avvocato Emilio Ricci, che ha rappresentato l’Anpi. La motivazione sarà depositata entro novanta giorni; nel frattempo restano inalterati gli effetti della sentenza di condanna già emessa dalla Corte d’Appello di Venezia.

Il percorso processuale e la sentenza definitiva

Il caso trae origine da un episodio avvenuto a luglio 2018, quando Bacciga — allora consigliere comunale eletto con la Lega e successivamente vicino a Fratelli d’Italia e infine in Futuro nazionale — rivolse il saluto fascista verso un gruppo di militanti del movimento Non una di meno presenti nella galleria del consiglio. Dopo una prima assoluzione, la Corte d’Appello rovesciò la decisione riconoscendo la natura esibizionistica e simbolica del gesto, qualificabile alla luce della Legge Scelba.

Decisione della Cassazione

Con la pronuncia del 28 maggio 2026 la Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di reclusione, con la pena sospesa. Il dispositivo prevede anche la trasmissione degli atti al Consiglio di disciplina dell’Ordine degli avvocati competente per territorio, in quanto Bacciga è un avvocato penalista. La Corte ha rigettato il ricorso della difesa e accolto le tesi sostenute dalle parti civili rappresentate in aula.

Conseguenze economiche e risarcimenti

Oltre alla pena detentiva sospesa, la sentenza impone l’obbligo di risarcire il danno subito dalle parti civili: alle tre attiviste del movimento Non una di meno è riconosciuto un indennizzo di 800 euro ciascuna, mentre le associazioni Aned e Anpi riceveranno 5.000 euro a testa. A carico dell’imputato è stata altresì disposta la liquidazione delle spese legali, complessivamente pari a 8.962,94 euro.

Impatti professionali

La pronuncia comporta inoltre l’attivazione del procedimento disciplinare nei confronti di Bacciga presso l’Ordine degli avvocati distrettuale, misura prevista quando la responsabilità penale tocca aspetti deontologici della professione forense. La trasmissione degli atti è parte integrante degli effetti stabiliti dalla Corte nella conferma della condanna.

Reazioni e dibattito pubblico

Le prese di posizione sono arrivate da più fronti. L’Anpi ha espresso soddisfazione per la decisione, ritenendola un riconoscimento della tutela dei principi costituzionali antifascisti. L’avvocato Emilio Ricci, che ha assistito l’Anpi, ha visto accogliere in Cassazione le argomentazioni già avanzate in precedenza.

La versione di Bacciga e le repliche

Andrea Bacciga ha contestato la sentenza definendola una «giustizia ad orologeria», sostenendo che le tappe processuali avrebbero seguito i suoi spostamenti politici: dalla nomina a coordinatore locale di Fratelli d’Italia alla successiva adesione a Futuro nazionale. Ha denunciato quella che ha definito una sequenza temporale sfavorevole e ha annunciato l’intenzione di proseguire senza timore.

A rispondere alle accuse è stato Michele Bertucco, che ha ribadito come i procedimenti giudiziari si svolgano secondo il codice e non in funzione delle scelte politiche degli imputati. Bertucco ha dichiarato di essere stato testimone oculare del gesto e ha respinto l’idea di un complotto, richiamando l’attenzione sulla necessità di difendere i valori costituzionali contro ogni forma di apologia del fascismo.

Contesto e significato della sentenza

Il pronunciamento della Cassazione assume rilievo non solo per la singola vicenda personale, ma anche per il quadro giuridico che tutela la Costituzione e il divieto di ricostituzione del partito fascista. La conferma della condanna sottolinea come alcuni gesti, pur compiuti in contesti istituzionali, possano essere interpretati come manifestazioni di adesione a un’ideologia vietata dalla legge.

Con la motivazione che sarà depositata entro novanta giorni si avranno i dettagli argomentativi che hanno indotto la Suprema corte a rigettare il ricorso. Nel frattempo la sentenza del 28 maggio 2026 chiude l’iter giudiziario di primo e secondo grado e stabilisce le conseguenze civili e disciplinari per l’ex consigliere.

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