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Crescita dell’occupazione in Veneto nei primi quattro mesi del 2026

Sintesi: il saldo occupazionale in Veneto è positivo, con differenze tra settori e province che meritano attenzione

HERO · Venezia

Il quadro del mercato del lavoro in Veneto nei primi quattro mesi del 2026 mostra segnali di ripresa: il saldo complessivo delle posizioni di lavoro dipendente è risultato positivo e in crescita rispetto all’anno precedente. La rilevazione, basata sulla Bussola dell’agenzia regionale, evidenzia un incremento che interessa in modo trasversale varie componenti del sistema occupazionale, pur in presenza di elementi di incertezza legati al contesto internazionale. In questo testo vengono ricomposti i principali numeri e le tendenze per offrire una lettura organica della situazione.

Il lettore troverà un’analisi suddivisa per sintesi numerica, caratteristiche dei contratti e andamento per settori e province. L’approccio privilegia chiarire il significato dei dati e mettere in relazione i cambiamenti percentuali con i saldi assoluti, così da comprendere meglio dove la crescita è più solida e dove invece permangono fragilità. Lo scopo è fornire strumenti utili a operatori, istituzioni e cittadini interessati all’andamento del lavoro in Veneto.

Sintesi dei numeri principali

Nel complesso il bilancio del quadrimestre segna un aumento di +42.000 posizioni di lavoro dipendente, rispetto alle +40.700 registrate nello stesso periodo del 2026, corrispondente a una crescita del +5%. Questo risultato riassume l’effetto combinato di nuove attivazioni contrattuali e cessazioni, e va letto considerando sia i valori percentuali che quelli assoluti. Il saldo positivo indica una dinamica favorevole dell’occupazione, sebbene il contesto macroeconomico resti caratterizzato da rischi esterni come tensioni geopolitiche e pressioni sui prezzi energetici.

Andamento mensile e domanda di lavoro

Aprile, in particolare, presenta un bilancio occupazionale di +19.200 unità, sostanzialmente in linea con i livelli del 2026. La composizione del mese mostra un aumento delle attivazioni pari al +3% e delle cessazioni pari al +4%, un equilibrio che ha mantenuto stabile il risultato mensile. Sul quadrimestre la domanda di lavoro registra una crescita del +5%, mentre le cessazioni complessive salgono del +4%, segnalando una maggiore fluidità del mercato senza però intaccare il saldo finale positivo.

Tipologie contrattuali: cosa cambia

Analizzando per tipologia, il tempo indeterminato mostra un saldo positivo di +11.400, comunque inferiore rispetto ai +13.700 dello stesso periodo del 2026. Questa flessione è attribuibile soprattutto alla riduzione delle trasformazioni/qualificazioni, che segnano un calo del -7%. Il dato segnala come la stabilizzazione contrattuale abbia rallentato rispetto all’anno precedente, pur restando su valori netti positivi.

Il peso del tempo determinato

Per il tempo determinato il bilancio gennaio-aprile risulta invece molto più robusto, con un incremento complessivo di +30.100 posizioni rispetto alle +26.900 del 2026. Questo risultato è legato a un forte aumento delle attivazioni (+7%), che in termini assoluti supera la variazione delle cessazioni (+9%) sullo stesso periodo, contribuendo così a un saldo più favorevole. La dinamica indica una domanda di lavoro temporanea ancora vivace, spesso usata dalle imprese per rispondere a picchi stagionali o a esigenze produttive di breve periodo.

Settori e territori: luci e ombre

Nel comparto industriale si osserva una tendenza verso la normalizzazione delle dinamiche occupazionali, con segnali positivi soprattutto nel metalmeccanico e in alcuni segmenti del made in Italy, come l’occhialeria, l’industria alimentare e il tessile-abbigliamento, quest’ultimo in miglioramento ma ancora con un saldo negativo. Il settore dei servizi mantiene livelli comparabili al 2026, sostenuto dalla domanda nei comparti del turismo, dei servizi di pulizia, dell’editoria e della cultura, che continuano a rappresentare fattori importanti per l’occupazione regionale.

Il confronto tra province

Il bilancio occupazionale è positivo in quasi tutte le province venete, con l’eccezione di Belluno, che registra un saldo negativo di -3.700 principalmente per l’esaurirsi della stagione invernale. Rispetto all’anno precedente si rilevano dinamiche in peggioramento a Treviso e Vicenza, mentre la situazione migliora a Verona. Queste differenze territoriali sottolineano come la ripresa non sia omogenea e richiedano interventi mirati per sostenere le aree più deboli.

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