Ultimo aggiornamento: 20 agosto 2026.
Ilya Khrzhanovsky ha visto il suo film Dau inserito in concorso alla 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, che si sarebbe svolta dal 2 al 12 settembre a Venezia e il governo ucraino ha espresso formale protesta per la partecipazione.
Perché la protesta è scoppiata
Il ministero degli Esteri ucraino ha definito la presenza del film “un segnale estremamente preoccupante” e il funzionario Andrij Sybiha ha annunciato la denuncia della partecipazione, contestando la scelta della Biennale per il contesto di conflitto con la Russia.
La protesta ha puntato il dito sui presunti legami finanziari del progetto con soggetti sottoposti a sanzioni internazionali e ha sollevato interrogativi sui meccanismi di valutazione delle istituzioni culturali in tempo di guerra.
Posizioni della Biennale e del regista
La direzione della Mostra, rappresentata da Alberto Barbera ha difeso la selezione definendo il film “un progetto unico, un esperimento audace” e ribadendo che la Biennale non esclude opere per la provenienza geografica degli autori.
Il regista Ilya Khrzhanovsky nato a Mosca e residente in Germania ha risposto con una lettera aperta in cui ha ricordato la propria opposizione all’invasione russa dell’Ucraina, la rinuncia alla cittadinanza russa e il ruolo dei produttori tedeschi, francesi e svedesi nel finanziamento dell’opera.
Finanziamenti, sanzioni e accuse economiche
Al centro della controversia sono emersi presunti apporti di capitale collegati a un imprenditore russo, valutati in circa 25 milioni di euro e la possibilità che fondi riconducibili a soggetti indicati nelle liste di restrizioni di Stati Uniti e Ucraina abbiano partecipato al progetto.
La questione ha richiamato l’attenzione sulla necessità di verifiche sui finanziamenti culturali e sul rischio che iniziative artistiche possano essere strumentalizzate nella cosiddetta guerra ibrida.
Origini del progetto e controversie sul set di Kharkiv
Il progetto Dau è nato nel 2006 e ha avuto riprese principali tra il 2008 e il 2011 su un set costruito a Kharkiv, in Ucraina dove sono state registrate oltre 700 ore di materiale, frammentate in 15 lungometraggi e diverse serie.
Durante la produzione sono emerse accuse di metodi controversi, presunti abusi e sfruttamento psicologico sui partecipanti, elementi che hanno alimentato la reazione delle autorità ucraine in vista della Mostra.
Il film, il cast e i riferimenti storici
La durata del film è indicata in 210 minuti e il titolo si riferisce al soprannome di Lev Landau fisico sovietico al centro della vicenda narrata. Nel cast figura il direttore d’orchestra Teodor Currentzis nel ruolo di Landau.
La produzione è stata finanziata in parte da enti culturali europei tra cui ARTEWDR e Swedish Film Institute circostanza che la Biennale ha sottolineato nel difendere la natura internazionale del progetto.
Contesto personale e organizzazioni collegate
Khrzhanovsky ha legami familiari con l’Ucraina: sua madre, Mariya Neyman è nata in Ucraina in una famiglia che fuggì dall’avanzata nazista durante la Seconda Guerra Mondiale.
Il regista ha inoltre diretto il Memoriale per l’Olocausto di Babij Jar e ha creato, insieme al giornalista Mickhail Zygar l’organizzazione no-profit XY nata per contrastare la propaganda russa; questa organizzazione è stata dichiarata indesiderata dalla Russia nel febbraio 2026.
Implicazioni diplomatiche e reazioni internazionali
La protesta ucraina ha innescato una disputa diplomatico-culturale che tocca le relazioni tra istituzioni culturali, sanzioni internazionali e libertà artistica, con attese per eventuali risposte formali da parte della Mostra nelle settimane successive all’annuncio.
Il caso inserisce la partecipazione di Dau in una più ampia serie di controversie sulle presenze russe e su opere con finanziamenti opachi in manifestazioni internazionali d’arte e cinema.
Elementi ancora aperti
Rimangono interrogativi sulla provenienza e il tracciamento di alcuni finanziamenti, sulle verifiche effettuate dalla produzione e sulla concreta responsabilità della Biennale nella due diligence finanziaria delle opere selezionate.
La vicenda è rimasta in evoluzione con comunicazioni ufficiali di Kiev, le difese pubbliche del regista e della direzione della Mostra e richieste di chiarimento su singoli nomi e somme coinvolte.



