Nel basso Veneto, il comparto tessile è stato teatro di una delle più complesse frodi fiscali degli ultimi anni. Cinquantasette dipendenti hanno visto i loro contratti trasformati in pedine di una rete di aziende fantasma, mentre l’erario ha perso più di due milioni di euro in imposte evitate. L’operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Venezia, ha portato all’arresto di cinque persone, al sequestro di oltre 500 mila euro e al furto di beni di valore.
Le tensioni non sono iniziatesi da ieri: da più di un decennio le organizzazioni sindacali del Cavarzerano denunciavano sistematicamente la comparsa e scomparsa di ditte “apri e chiudi”, che raccoglievano pagamenti per manodopera e poi sparivano senza pagare stipendi o contributi. Le imprese legittime, inoltre, avrebbero beneficiato di detrazioni IVA indebitamente fatturando le prestazioni false come acquisti di merci.
Il funzionamento della catena delle aziende fantasma
Il cuore del meccanismo consisteva nell’assumere i lavoratori attraverso società fittizie prive di vera attività produttiva. Queste entità, intestate a prestanomi, venivano costituite con pochi capitali, ricevevano le paghe dei dipendenti e accumulavano debiti verso l’Erario. Dopo pochi mesi o anni, le società dichiaravano bancarotta, lasciando scoperti sia i creditori fiscali sia i dipendenti, spesso privi degli ultimi stipendi.
Ruolo dei falsi contratti e delle detrazioni
Le imprese che operavano alle spalle di queste “società di comodo” usufruivano di fatture false per dichiarare l’acquisto di materie prime o servizi, ma in realtà erano pagamenti per la manodopera. Grazie a queste fatture, le aziende potevano detrarre l’IVA senza aver realmente sostenuto costi, incrementando il profitto illecito di centinaia di migliaia di euro. Il risultato era una frode fiscale che colpiva contemporaneamente i lavoratori, i fini di stato e il mercato legittimo.
Intervento della Guardia di Finanza e risultati dell’inchiesta
L’indagine, durata circa cinque anni, ha fatto presa su documenti fiscali, conti correnti e scambi commerciali tra le società coinvolte. Grazie a un’analisi approfondita, le fiamme gialle di Chioggia hanno identificato i veri responsabili della catena criminale, pervenuti a perquisire cinque persone e quattro imprese. Sono stati sequestrati immobili, autoveicoli di grossa cilindrata, denaro contante e disponibilità sui conti bancari, per un valore complessivo superiore a mezzo milione di euro.
Le autorità hanno denunciato i cinque individui con imputazioni per frode fiscale, false comunicazioni all’erario e violazione delle norme sul lavoro. La procedura ha anche permesso di recuperare circa 500 mila euro, parte del fatturato stimato in 2 milioni di euro della rete. Resta aperta la questione dei 57 dipendenti, i quali ora potranno rivalersi per i contributi INPS non versati e per i salari arretrati, grazie alle indagini che hanno messo a nudo l’intera struttura fraudolenta.



