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Il furto a San Stae si chiude con donazione alla Città della Speranza

Un ladro di 51 anni ha rubato un portafoglio a un turista canadese, ma senza riuscire a risarcirlo ha donato 500 euro a una fondazione per la ricerca pediatrica.

Il furto a San Stae si chiude con donazione alla Città della Speranza

Nel cuore di Venezia, tra le strette calli che attraggono milioni di visitatori, si è consumato un episodio di furto che ha preso una piega inaspettata. I fatti, avvenuti nell’estate scorsa, hanno visto protagonista un borseggiatore di 51 anni romeno che, approfittando della confusione di un pomeriggio a San Stae, ha sottratto il portafoglio a un turista canadese. Dopo un iter giudiziario che si è concluso ieri mattina, la vicenda ha trovato una soluzione di risarcimento insolita: la donazione a una fondazione Città della speranza, impegnata nella ricerca pediatrica.

Il furto a San Stae: i fatti di giugno

Nel mese di giugno, l’uomo di origine romena, già noto alle forze dell’ordine per precedenti, si trovava tra la folla che affollava l’imbarcadero di San Stae. L’occhio ha subito caduto sulla tasca sporgente di un turista canadese, da cui è stato prelevato circa 70 euro, oltre a documenti e tessere. I carabinieri, intervenuti rapidamente, sono riusciti a recuperare la maggior parte dei soldi e gli oggetti sottratti, ma il proprietario del portafoglio è rimasto irraggiungibile.

Il bottino recuperato e le difficoltà di rintracciare la vittima

Nonostante i numerosi tentativi di contatto – email inviate più volte all’indirizzo fornito nella denuncia e chiamate al numero telefonico indicato – il turista canadese non ha più risposto, probabilmente perché il messaggio è stato percepito come spam. Questo è un fenomeno comune, secondo l’avvocato Jacopo Trevisan, che difende il reo. Dopo quattro mesi di inutili solleciti, le autorità hanno concluso che la vittima non sarebbe più stata reperibile.

Il processo e la decisione di risarcimento

Nel luglio il ladro si è presentato in aula, manifestando un evidente pentimento. Ha raccontato di aver trovato un lavoro onesto come addetto alle pulizie in un bed & breakfast del centro storico e di non aver più avuto scontri con la legge. Tuttavia, la tentazione lo ha colto di nuovo al momento di un “massimo affollamento”, spingendolo a compiere l’atto. Di fronte al giudice, ha offerto un risarcimento di 500 euro – cifra superiore al valore effettivo del bottino – a titolo di riparazione.

Le proposte dell’avvocato e la risposta del tribunale

L’avvocato Jacopo Trevisan ha suggerito, qualora la vittima non fosse individuabile, di destinare la somma a una organizzazione benefica. Dopo aver mostrato le prove degli invii di posta elettronica e delle telefonate infruttuose, il giudice ha accolto la proposta, autorizzando il versamento a un’entità senza scopo di lucro.

La donazione alla fondazione Città della speranza

Il denaro, così come indicato, è stato devoluto alla fondazione Città della speranza, che utilizza i fondi per finanziare progetti di ricerca pediatrica. L’operazione ha consentito di chiudere il caso con un gesto di buona fede, trasformando una vicenda criminale in un atto di beneficenza. Il borseggiatore, grazie a questa decisione, è stato prosciolto dalle accuse, dimostrando che il percorso di redenzione può portare a risultati concreti per la collettività.

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