Il 5 novembre 2026, la scena cinematografica italiana ha pianto la scomparsa di Tinto Brass, regista scomparso a Roma all’età di 93 anni. La notizia ha subito riempito i titoli dei giornali, ricordando un percorso di più di mezzo secolo che ha attraversato sperimentazione, scandali e un’incredibile popolarità di massa.
Originario di Milano, Brass ha iniziato la sua vita accademica studiando giurisprudenza a Venezia, per poi trasferirsi a Parigi dove ha lavorato come archivista alla Cinémathèque Française. Il contatto con la Nouvelle Vague ha acceso in lui la passione per il montaggio, esperienza che lo ha condotto al fianco di Roberto Rossellini come assistente su opere come L’India vista da Rossellini e Il Generale della Rovere.
Gli inizi di Tinto Brass: da avanguardia a censura
Il suo debutto alla regia avviene nel 1963 con In capo al mondo, successivamente ribattezzato Chi lavora è perduto. Il film, inserito nella Mostra del cinema di Venezia, si presenta come un racconto del disagio giovanile con una vena anarcoide, suscitando l’ira della censura ma anche l’entusiasmo della critica. Brass prosegue poi con titoli sperimentali come Col cuore in gola, L’urlo e Nerosubianco, consolidando la sua reputazione di autore anticonformista.
Il salto verso l’erotismo negli anni Settanta
Il 1975 segna una svolta decisiva con Salon Kitty, un’opera che mette in scena il legame tra sesso, potere e denaro. Quattro anni dopo nasce Caligola, produzione travagliata e più volte sequestrata per presunta oscenità, che rimane simbolo della capacità di Brass di fronteggiare le restrizioni morali e legali.
Da La chiave al culto degli ‘80
Il vero trionfo commerciale arriva nel 1983 con La chiave, libero adattamento del romanzo di Tanizaki Jun’ichirō, che inaugura un periodo di cinema erotico più raffinato e di successo. Segue Miranda (1985) con Serena Grandi, Capriccio (1987) con Francesca Dellera e Paprika (1991) con Debora Caprioglio, tutti film che celebrano la liberazione sessuale delle protagoniste femminili.
I film di culto degli ’80 e la consacrazione internazionale
La lista di titoli che hanno definito la carriera di Brass comprende anche Così fan tutte, L’uomo che guarda, Monella (1998) e Senso ’45. Il regista ha inoltre sperimentato come attore, collaborato con la rivista Penthouse e pubblicato il provocatorio libretto “Elogio del culo”.
L’ultimo omaggio a Venezia e il desiderio finale
Nel settembre precedente la sua morte, Brass avrebbe dovuto partecipare alla pre-apertura della Mostra del Cinema di Venezia, dove veniva proiettato in 4K il restauro di Col cuore in gola. Una febbre lo costringe a restare a Isola Farnese, dove viveva da decenni con la moglie Caterina Varzi, che ha curato il suo archivio e ha annunciato la sua scomparsa alla stampa.
Nel discorso al Lido, Brass ha ringraziato la Biennale e il Centro Sperimentale di Cinematografia-Cineteca Nazionale, e ha ricevuto il Premio Pietro Bianchi. Poco prima del suo 90° compleanno, aveva espresso il desiderio che, “quando morirò, le mie ceneri vengano disperse nella laguna di Venezia”, un gesto simbolico che ora potrebbe realizzarsi.



