La Mostra del Cinema di Venezia 2026 ha aperto le danze con una selezione che ha suscitato immediate polemiche. Solo due film su venti in concorso sono diretti da donne: Woman Unknown di May el Toukhy e NAZA di Rachel Szor. Questo dato ha acceso un dibattito acceso sulla rappresentanza femminile nel cinema d’autore.
Negli ultimi anni, i grandi festival internazionali hanno fatto passi avanti significativi nella promozione della parità di genere. Tuttavia, la selezione di quest’anno è stata percepita come un passo indietro, soprattutto alla luce dei progressi compiuti dal 2018 in poi. In quell’anno, infatti, si è registrato un cambiamento significativo, con un numero crescente di film diretti da donne in concorso.
Le radici del problema: una questione di opportunità
Il problema della scarsa rappresentanza femminile non riguarda solo i festival, ma l’intera filiera produttiva del cinema. Le registe faticano a ottenere finanziamenti per progetti ambiziosi e di grande impatto. Questo limita la loro possibilità di competere nei concorsi principali, dove i film selezionati devono avere una certa dimensione produttiva e narrative.
Alberto Barbera, direttore della Mostra del Cinema di Venezia, ha spiegato che la selezione non è basata su quote rosa, ma sulla qualità dei film. Tuttavia, le associazioni di categoria hanno sottolineato che la qualità non è un concetto neutro, ma è influenzata da stereotipi e pregiudizi.
Le dichiarazioni delle associazioni
Le principali associazioni dell’autorialità cinematografica hanno firmato un documento congiunto in cui si denuncia una selezione a una sola dimensione, maschile. Hanno ricordato che ogni selezione è il risultato di uno sguardo, di una cultura e di un immaginario specifico. Pensare che la qualità possa essere separata da tutto questo significa ignorare come si costruisce il canone culturale.
Greta Scarano, attrice e regista, ha sottolineato che il cinema continua ad essere un settore in cui le donne faticano di più a trovare spazio. Nonostante i progressi, la strada verso la parità è ancora lunga.
Le statistiche e i dati
Un’analisi diffusa da Women in Film, Television & Media Italia ha confrontato le opere iscritte alla Mostra nel 2025 e nel 2026. I titoli iscritti sono passati da 4580 nel 2025 a 4740 nel 2026, con un aumento del 3,5%. Anche le opere a regia femminile iscritte sono aumentate, sia pure di poco.
Tuttavia, la selezione finale riflette una scelta compiuta a valle, nella selezione. Questo suggerisce che il problema non è la mancanza di candidature, ma la difficoltà delle registe di superare i filtri della selezione.
Le reazioni del mondo del cinema
Le polemiche hanno coinvolto non solo le associazioni di categoria, ma anche il pubblico e la critica. Molti hanno contestato il fatto che il comitato abbia giudicato così pochi film a regia femminile ‘belli a sufficienza’ per il concorso. Si sostiene che persista un pregiudizio e che i film diretti da donne debbano faticare di più per essere selezionati.
Alberto Barbera ha ribadito che la qualità resta l’unico metro di giudizio, senza eccezioni legate al genere di chi firma l’opera. Tuttavia, le associazioni hanno chiesto una maggiore trasparenza nei processi di selezione e una riflessione sui criteri di valutazione.
La Mostra del Cinema di venezia 2026 si conferma un terreno di scontro tra tradizione e cambiamento, tra polemiche legittime e la difesa, ostinata, di un solo criterio: quello del talento.



