Il Veneto si prepara a una tornata amministrativa che interessa 50 dei circa 600 comuni della regione: le operazioni di voto sono fissate per il 24 e 25 maggio 2026. La distribuzione territoriale vede coinvolti otto Comuni in provincia di Belluno, dodici in provincia di Padova, uno nel rodigino, sei nel trevigiano, tre nel Veneziano, dieci nel Veronese e dieci nel Vicentino; inoltre ci sono 11 Comuni chiamati alle urne in Friuli Venezia Giulia.
Tra i municipi in cui l’esito è considerato più rilevante figurano sette centri sopra i 15 mila abitanti: Venezia, Albignasego, Monselice, Castelfranco Veneto, San Bonifacio, Arzignano e Lonigo. Per questi, se nessun candidato raggiungerà la maggioranza, si prospetta l’appuntamento di ballottaggio previsto per il 7 e 8 giugno, cioè il turno in cui gli elettori scelgono tra i due più votati del primo turno (il cosiddetto ballottaggio).
La geografia del voto e i Comuni più osservati
La tornata ha caratteristiche peculiari: oltre al capoluogo regionale, spiccano diversi centri urbani che potrebbero decidere il proprio primo cittadino solo dopo il secondo turno. Il dato numerico — 50 Comuni su 600 — diventa significativo se si guarda alle province coinvolte e ai comuni che, per dimensione demografica, attirano maggiore attenzione mediatica. In molte realtà locali il tema delle amministrazioni in carica è collegato alle recenti nomine regionali che hanno lasciato vacanti alcuni comuni chiave.
Comuni rimasti senza sindaco dopo la regionale
Almeno otto amministrazioni locali arrivano a questa tornata da una situazione di vuoto: Albignasego, Monselice, Carmignano di Brenta, Arzignano, Soave, Ponte di Piave, Silea e Castelfranco Veneto sono stati privati dei loro sindaci in seguito alle nomine e agli incarichi assunti dopo le elezioni regionali. In molte di queste città la campagna è dunque focalizzata sulla ricostruzione dell’amministrazione e sul recupero del rapporto con i territori.
La sfida veneziana: conti, coalizioni e tensioni
Venezia è il nodo politico più complicato di questa tornata: la competizione principale mette a confronto due figure ben note nel panorama locale. Da un lato c’è Simone Venturini, 38 anni, assessore dell’amministrazione uscente guidata da Luigi Brugnaro, sostenuto da una coalizione di centrodestra che include Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia e la sua lista civica. Dall’altro il senatore Andrea Martella, 54 anni, segretario regionale del Partito Democratico, che si è fatto carico di una corsa di centrosinistra molto aggregata.
Candidature, strategie e clima della campagna
Martella guida la coalizione chiamata “La stagione buona”, che mette insieme Pd, M5S, Avs, ItaliaViva, Psi, +Europa, Radicali e Rifondazione Comunista; il suo obiettivo è sottrarre Venezia al centrodestra, anche attraverso un percorso che potrebbe arrivare al ballottaggio. Venturini invece punta a chiudere la partita già al primo turno, esibendo i risultati amministrativi degli ultimi anni come elemento distintivo di governo: progetti urbanistici, riqualificazioni e investimenti in infrastrutture cittadine.
La campagna è stata animata da polemiche legate alle comunità migranti: tra i temi salienti è emerso il dibattito attorno alla presenza della comunità bengalese e alle candidature collegate, che hanno generato reazioni contrastanti e cartelloni elettorali come lo slogan “no moschea” comparso in alcuni punti cittadini. La vicenda ha alimentato il confronto politico sulla gestione delle politiche sociali e della sicurezza.
Altri candidati, scenari nei Comuni e curiosità provinciali
Oltre ai due principali contendenti veneziani, sono in lizza altri sei candidati che potrebbero giocare un ruolo nel risultato finale: Pierangelo Del Zotto (lista vicina a Stefano Zecchi), Giovanni Andrea Martini (indipendente di sinistra), l’economista Michele Boldrin (rientrato dagli Stati Uniti), Claudio Vernier (indipendente), Roberto Agirmo (legato al movimento no-vax) e Luigi Corò. La presenza di più candidati può favorire il ricorso al ballottaggio.
Nel resto della regione, le elezioni meritano attenzione per fragmentazioni e sfide interne: a Padova spazio ad Albignasego e Monselice, nel Trevigiano si guarda a Castelfranco Veneto dove il centrodestra appare diviso, in provincia di Verona spicca San Bonifacio con otto candidati, mentre in Vicenza alcune piccole municipalità presentano peculiarità demografiche (in alcune località risultano più elettori che residenti) e la nascita del nuovo Comune di Castegnero Nanto introduce un elemento di novità amministrativa nel 2026.
Questa tornata rappresenta quindi una fotografia delle tensioni locali: tra riconferme, ricostruzioni amministrative e sorprese possibili al ballottaggio, il 24 e 25 maggio 2026 sarà una prova importante per le coalizioni e per i cittadini che decideranno il futuro dei loro Comuni.