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Nuovo cambiavalute a Rialto: Confartigianato chiede regole speciali per Venezia

Dopo 91 anni chiude la storica profumeria Franco sul Ponte di Rialto, al suo posto arriverà un cambiavalute. La decisione ha scatenato polemiche e richieste di modifiche normative.

Nuovo cambiavalute a Rialto: Confartigianato chiede regole speciali per Venezia

Il Ponte di Rialto, simbolo di Venezia nel mondo, è al centro di una nuova polemica. La storica profumeria Franco, presente da 91 anni, chiuderà i battenti per lasciare spazio a un nuovo cambiavalute. Una decisione che ha riacceso il dibattito sull’identità commerciale del ponte e sulla necessità di regole speciali per la città lagunare.

La notizia ha suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, c’è chi vede in questa apertura una necessità economica, dall’altro chi teme per la qualità e l’autenticità del Ponte di Rialto, che rischia di perdere il suo fascino unico.

Il regolamento ‘antipaccottiglia’ e le sue limitazioni

Dal 2026 è in vigore a Venezia il regolamento comunale noto come ‘antipaccottiglia’, che limita l’apertura di nuove attività commerciali per turisti nelle aree centrali. Tuttavia, l’attività di cambio valute è classificata come servizio al cittadino e non può essere limitata. Questo ha permesso l’apertura del nuovo cambiavalute, nonostante le proteste di Confartigianato Venezia.

Matteo Masat, direttore di Confartigianato, ha dichiarato: Il tema non è il singolo cambio valuta, ma capire se gli effetti concreti del regolamento siano pienamente coerenti con le finalità per cui è stato introdotto. L’associazione ha richiesto un tavolo di confronto con l’amministrazione comunale per valutare gli effetti della normativa.

Le parole dell’assessore al commercio

L’assessore al commercio Sebastiano Costalonga ha riconosciuto le preoccupazioni di Confartigianato, ma ha sottolineato i limiti normativi. La delibera antipaccottiglia ci ha consentito di regolamentare le attività commerciali, ma per le attività completamente liberalizzate il Comune non dispone degli stessi strumenti di intervento ha spiegato.

Costalonga ha anche proposto una soluzione radicale: Se vogliamo dare a Venezia strumenti davvero efficaci per difendere la propria identità, dobbiamo avere il coraggio di affrontare il problema alla radice e chiedere una modifica del quadro normativo europeo.

Le testimonianze dei commercianti

I commercianti del Ponte di Rialto hanno espresso opinioni diverse. Alcuni, come Giberto Arrivabene, proprietario di una bottega di vetri e oggettistica, sperano in un rilancio del ponte simile a quello del Ponte Vecchio di Firenze. Stiamo cercando di risollevare questo ponte, di farlo diventare come Ponte Vecchio ha dichiarato.

Altri, come Anna, commessa del negozio Zecchin, vedono nel cambiavalute un servizio utile. Piuttosto che qualche straniero, meglio un cambiavalute, comunque è un servizio utile ha commentato. Tuttavia, la maggioranza dei commercianti teme che l’apertura di un cambiavalute possa abbassare la qualità dell’offerta commerciale del ponte.

Sandro De Vanna, il profumiere che ha affittato il suo spazio al cambiavalute, ha raccontato di aver cercato invano alternative di qualità. Ho fatto il possibile per trovare gestori locali o comunque di qualità. Ma è stato impossibile ha dichiarato.

La situazione è complessa e riflette le difficoltà di Venezia nel gestire il turismo di massa e preservare la sua identità unica. La battaglia per il Ponte di Rialto è solo l’ultimo capitolo di una storia più grande, che vede la città lagunare cercare di bilanciare necessità economiche e tutela del patrimonio culturale.

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