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Processo a Brugnaro: le accuse di finanziamenti illeciti e le difese

L'ex sindaco di Venezia Luigi Brugnaro e i suoi collaboratori dovranno rispondere di accuse legate a finanziamenti illeciti e violazione della legge elettorale.

Processo a Brugnaro: le accuse di finanziamenti illeciti e le difese

Il tribunale di Venezia ha rinviato a giudizio Luigi Brugnaro e alcuni suoi collaboratori per presunti finanziamenti illeciti e violazioni della legge elettorale, notifica comunicata venerdì 5 giugno. L’udienza è fissata per il 21 settembre davanti alla giudice Francesca Cattarossidopo la decisione del Gup Lea Acampora di procedere con il dibattimento.

La vicenda è rilevante perché tocca i limiti di spesa e le regole di rendicontazione delle campagne amministrative, con possibili ricadute sul profilo di ineleggibilità e decadenza evocate dall’accusa. Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2026.

Rinvio a giudizio e calendario in aula a Venezia

Oltre a Brugnarorisultano imputati il capo di gabinetto Morris CeronWalter Bianchi del Consorzio produzione e sviluppo Nordest e Adriano Giugiemandatario delle spese elettorali. Le contestazioni, a vario titolo, comprendono falso e finanziamento illecitocon il perimetro delle condotte riferito alla campagna per le comunali. La decisione di rinvio è stata assunta dal Gup Lea Acamporamentre il dibattimento si terrà davanti alla giudice Francesca Cattarossi.

La difesa ha reagito con sorpresa, definendo il processo “inutile” e preannunciando un confronto nel merito. “Della prescrizione Luigi Brugnaro non sa che farsene”, ha dichiarato l’avvocato Alessandro Rampinelliescludendo strategie dilatorie e rivendicando la completezza della documentazione tecnica prodotta.

Le accuse: tetti di spesa, rendiconti e periodo elettorale

Secondo gli inquirenti, nella campagna amministrativa sarebbero stati superati i tetti previsti dalla legge 96/2012pari a 330 mila euro per il candidato sindaco e 205 mila euro per ciascuna lista. A fronte di una dichiarazione al Collegio regionale di garanzia di 251.202 euro di spese e 251.548 euro di entrate, vengono contestati contributi per 513 mila euro. La Guardia di finanza avrebbe accertato un finanziamento complessivo fino a 900 mila euro tra dicembre 2019 e dicembre 2026.

Un nodo centrale riguarda il perimetro temporale della campagna: il mandatario elettorale avrebbe comunicato dati limitati ai 45 giorni antecedenti le elezioni, mentre l’accusa ritiene rilevanti movimenti precedenti. Su questo punto si concentra anche la contestazione circa la possibile ineleggibilità e la decadenza, oltre a una sanzione amministrativa pecuniaria, ipotesi respinte dagli imputati.

Le difese: origine dei fondi e perimetro temporale

Gli avvocati RampinelliBerardi e Ranzato sostengono che le somme provengano da due società riconducibili a Brugnarocon registrazioni a bilancio e versamenti ai comitati effettuati in modo regolare. La difesa ha depositato una consulenza tecnica “fattura per fattura” per dimostrare che beni e servizi erano fuori dal periodo di campagna, come delimitato dalla normativa nazionale. Viene richiamato anche il profilo delle verifiche contabili già superate presso il Comitato elettorale e la Corte dei Conti.

Gli avvocati contestano che i finanziamenti di dicembre 2019 possano essere considerati spese elettorali, osservando che le elezioni si sono tenute a settembre e che la campagna non risultava formalmente avviata all’epoca. Viene inoltre precisato che Un’impresa Comune è un’associazione attiva dal 2015, non un partito, mentre l’unico partito riconducibile a Brugnaro, Coraggio Italiarisulta costituito il 14 luglio 2026. La difesa afferma che la linea del processo sarà fondata sui confini legali del periodo di spesa e sulla tracciabilità delle erogazioni.

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