La città di Venezia si prepara a giorni di tensione dopo l’annuncio dell’arrivo del maxi yacht Boardwalk appartenente all’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta proprio nel periodo del Redentore. L’assemblea pubblica convocata il 25 giugno al Laboratorio Occupato Morion a Castello ha raccolto realtà locali e gruppi del Nord-Est, dando il via a una mobilitazione programmata per il 17 luglio.
Il nodo centrale della protesta è la sovrapposizione tra la presenza dell’imbarcazione e la notte dei fuochi del Redentore prevista per il 18 luglio: secondo gli organizzatori, lo yacht potrebbe occupare tratti di riva fondamentali per la visione dello spettacolo e incidere sulla fruizione della festa da parte delle cittadine e dei cittadini.
Dettagli tecnici e possibili punti di attracco del Boardwalk
Il Boardwalk è descritto come uno yacht lungo 117 metri, largo 18 metri e alto 35 metri, dotato di due eliporti e due piscine; ha inoltre una stazza indicata intorno a 5.350 tonnellate. Tra le aree indicate come possibili punti di ormeggio figurano le Zattere la Riva dei Sette Martiri e il Bacino di San Marco tutte zone centrali e frequentate durante le celebrazioni del Redentore.
L’attracco di un natante di queste dimensioni in aree centrali solleva questioni pratiche di sicurezza e ordine pubblico, oltre al rischio di limitare la vista dalle rive tradizionalmente occupate per la festa sull’acqua. Gli organizzatori della mobilitazione hanno citato anche passate vicende cittadine che avevano visto protagonisti soggetti molto facoltosi, richiamando l’esempio di Jeff Bezos come confronto sul tema dell’ingerenza dei superricchi negli spazi urbani.
Assemblea del 25 giugno e posizioni dei promotori
La riunione del 25 giugno al Laboratorio Occupato Morion ha rappresentato il momento di coordinamento della protesta: partecipanti provenienti da realtà veneziane e da altri centri sociali del Nord-Est hanno discusso le iniziative da mettere in campo. Il gruppo ha adottato slogan come «Venezia non si Usa» e ha denunciato la presenza dell’ambasciatore come simbolo di «ingiusta accumulazione della ricchezza» e di politiche internazionali contestate dagli attivisti.
Nel comunicato dell’assemblea sono circolate informazioni, attribuite ad anonime fonti interne al Venice Terminal Passeggeri sulle date previste per l’arrivo dell’imbarcazione. Gli attivisti hanno avanzato l’ipotesi di una manifestazione anche in corrispondenza dell’Independence Day americano, citando il 4 luglio come possibile data simbolica per un’iniziativa preventiva.
Claim pubblici e reazioni
Tra le frasi rilanciate dagli organizzatori figurano dichiarazioni quali «Organizziamo il benvenuto all’ambasciatore americano a Venezia!» e «Questo impedirà lo svolgimento regolare di una festa molto importante per veneziane e veneziani!» mentre il gruppo ha anche commentato: «Ce lo domandiamo anche noi, ma è proprio quello che accadrà quest’anno!» per sottolineare lo stupore e la contrarietà all’eventuale ormeggio durante il Redentore.
Dal canto suo, Tilman J. Fertitta attualmente in presenza pubblica in altre città italiane, ha risposto alla stampa il 24 giugno con la frase «Hanno diritto di protestare, andrò a Venezia quel weekend», ribadendo l’intenzione di essere presente nei giorni della festa e affermando di considerare Venezia «una delle città più belle del mondo».
Implicazioni pubbliche e scenari futuri a Venezia
Lo scontro tra esigenze di ordine pubblico, tutela della fruizione collettiva del Redentore e la presenza di ospiti internazionali porta la questione sul piano amministrativo e di controllo degli spazi cittadini. La concomitanza con iniziative simboliche legate agli anniversari internazionali come il tour che celebra il tragitto in Italia nel contesto dei 250 anni dalla fondazione degli Stati Uniti d’America, contribuisce ad alimentare le tensioni.
La mobilitazione del 17 luglio resta al centro dell’agenda cittadina: gli sviluppi nei prossimi giorni dipenderanno sia dalle decisioni sulle aree di ormeggio sia dall’organizzazione delle iniziative annunciate dal Laboratorio Occupato Morion e dai gruppi intervenuti all’assemblea del 25 giugno. Intanto, la città osserva con attenzione la sovrapposizione tra patrimonio collettivo, sicurezza pubblica e l’arrivo di personalità internazionali durante una delle sue feste più sentite.



