Una tragica vicenda ha sconvolto la piccola comunità di Mogliano Veneto, in provincia di Treviso. Nella notte tra giovedì 1 e venerdì 2 ottobre, un bambino di appena un anno è stato ritrovato privo di vita nella propria camera. L’unica adulta presente in casa era una giovane babysitter, impegnata a sorvegliare il neonato e la sorella di 13 anni.
Secondo le ricostruzioni fornite dalla stessa assistente, il bambino è stato messo a letto insieme alla sorella più grande e, dopo aver controllato la stanza, la ragazza si è spostata in un’altra parte dell’abitazione. Al ritorno, per verificare che entrambi i piccoli dormissero, ha scoperto che il neonato non respirava. Immediatamente ha tentato di rianimarlo, avvalendosi delle conoscenze acquisite negli studi infermieristici che sta frequentando.
Ricostruzione degli eventi nella notte del 1-2 ottobre
La babysitter, ventunenne, ha raccontato di aver sentito l’ultimo pianto del piccolo poco prima di accorgersi del suo stato. Il bambino era ancora vivo e in apparenza tranquillo ha ricordato, perciò si è avvicinata alla culla per controllarne la respirazione. Quando ha notato l’assenza del respiro, ha subito allertato il 118, mantenendo il collegamento con i soccorritori mentre tentava maniamente di praticare la rianimazione cardio-polmonare.
Il ruolo della babysitter e le sue azioni
Le prime dichiarazioni indicano che, pur non essendo ancora infermiera laureata, la giovane aveva una formazione pratica sufficiente a intubare il piccolo sul posto, grazie alle istruzioni dei tecnici del 118. Dopo aver stabilizzato parzialmente la situazione, l’ambulanza ha trasportato il neonato all’Ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove è stato immediatamente affidato al team di anestesisti e pediatri. Nonostante gli sforzi congiunti, il bambino è deceduto poco dopo l’arrivo, attestando una condizione di arresto cardiaco irreversibile.
Indagine, ipotesi di morte bianca e procedura autoptica
Le autorità hanno inserito la babysitter nel registro degli indagati per omicidio colposo in quanto era l’unica adulta presente al momento del decesso. La Procura di Treviso ha avviato le indagini per chiarire le circostanze esatte e verificare eventuali responsabilità. Parallelamente, è stata richiesta una autopsia per accertare le cause della morte.
Morte bianca: definizione e rilevanza
L’ipotesi più discussa finora è quella di una morte bianca ovvero un evento cardiovascolare improvviso e inaspettato che può colpire anche soggetti apparentemente sani. In questi casi, l’autopsia risulta fondamentale per distinguere tra una perdita di vita dovuta a una patologia occulta e un possibile errore di vigilanza. Gli esperti sottolineano che, se confermata, la morte bianca escluderebbe ogni responsabilità penale per la babysitter, ma la verifica è ancora in corso.
Reazioni della famiglia e dell’avvocato difensore
I genitori del piccolo, Marta Fasan e Lorenzo Celeghin, hanno espresso profonda commozione e hanno chiesto rispetto per il lutto che stanno vivendo. L’avvocata Lisa Caldato, che difende la giovane babysitter, ha dichiarato che la ragazza è sconvolta e incapace di spiegare come siano andate le cose. “Quando ero giovane ho fatto la babysitter per molte famiglie; so quanto possa essere dolorosa una tragedia di questo tipo”, ha aggiunto, auspicando che l’autopsia possa confermare l’eventualità di una morte bianca e ridurre il peso dell’accusa.
Al momento la comunità attende i risultati dell’esame anatomopatologico, affidato all’anatomopatologa Sindi Visentin. La decisione finale sulla natura del decesso avrà ripercussioni sia sul procedimento penale sia sulla percezione pubblica della responsabilità legata al ruolo di chi accudisce i bambini.



