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Verona: donne e laici chiamati a guidare parrocchie in carenza di preti

La diocesi di Verona introduce la figura della guida pastorale affidabile anche a donne e laici per rispondere alla carenza di preti, puntando su deleghe, formazione e modelli già sperimentati altrove

Verona: donne e laici chiamati a guidare parrocchie in carenza di preti

La Diocesi di Verona ha scelto di rispondere alla progressiva riduzione del clero con una riorganizzazione delle responsabilità parrocchiali, aprendo la possibilità che guide pastorali siano nominate anche tra le donne e i laici. L’iniziativa, discussa in un’assemblea diocesana alla quale hanno partecipato migliaia di fedeli insieme al vescovo Domenico Pompili, è pensata come una soluzione pratica per sostenere la vita comunitaria nelle parrocchie prive di un presbitero. Si tratta di un cambiamento di metodo organizzativo, non di un’estensione del ministero ordinato, con l’obiettivo di valorizzare competenze e ruoli già presenti nella comunità.

Decisioni e strumenti normativi

Tra le indicazioni votate in assemblea spicca l’invito a valorizzare la presenza femminile negli organismi parrocchiali e a far leva sulle facoltà previste per le donne, come l’esercizio del ruolo di lettrice e acolita riconosciuto dal motu proprio Spiritus Domini. È stato inoltre richiamato il Codice di Diritto Canonico (can. 517, par. 2), che prevede la possibilità di affidare la cura delle comunità anche a persone diverse dal presbitero. La diocesi conta oggi circa 380 parrocchie e all’incirca 600 preti, un dato che spinge a cercare forme nuove di governo pastorale per il futuro.

La natura della figura di guida pastorale

La guida pastorale proposta per le parrocchie senza sacerdote non equivale a un ministero ordinato: lo ha chiarito monsignor Ezio Falavegna, sottolineando che si tratta di una delega di governo e di responsabilità operative. Le mansioni possono comprendere la coordinazione della catechesi, la gestione delle attività caritative, il coordinamento dei servizi parrocchiali e anche la cura degli aspetti economici e amministrativi. Alcune celebrazioni, dove il presbitero è assente, possono assumere la forma di liturgie della Parola, con la presenza di ministri istituiti o laici incaricati per la distribuzione della comunione.

Esperienze concrete e riferimenti internazionali

Non si tratta di sperimentazioni del tutto nuove: realtà missionarie e alcune diocesi italiane hanno già adottato modelli di team o Gruppi ministeriali formati da laici e anche guidati da donne. La testimonianza di chi ha lavorato in Sud America e in Africa mostra che, in contesti con scarsità di clero, la responsabilità pastorale condivisa è una prassi consolidata. Un esempio pratico proviene dal Brasile nord-orientale, dove missionari veronesi e le comunità locali hanno lavorato insieme alla formazione di leader laici tra il 2010 e il 2013, sperimentando ruoli di governo affidati anche a persone con famiglia.

Deleghe ed esperienze locali

In diocesi sono già state attribuite deleghe a persone laiche e donne: la nomina di una delegata episcopale per l’ambito della prossimità, la gestione economica affidata a un laico e altri incarichi dimostrano come la pratica sia in corso. Questi incarichi, conferiti dal vescovo, costituiscono esempi di come una comunità possa distribuire responsabilità senza alterare il nucleo dottrinale del sacerdozio. La scelta mostra una volontà di ascolto delle esigenze locali e di uso pragmatico degli strumenti canonici per mantenere viva la vita cristiana nelle parrocchie.

Motivazioni, formazione e passi successivi

La decisione è motivata principalmente dalla realtà numerica: pur contando oggi circa 600 preti, la prospettiva indica una diminuzione dei sacerdoti e la necessità di assicurare continuità pastorale. Per questo la diocesi ha previsto incontri di approfondimento e percorsi formativi destinati alle persone chiamate a svolgere ruoli di responsabilità, così da garantire competenza pastorale, conoscenza delle norme e capacità organizzative. L’intenzione è quella di bilanciare responsabilità operative e attenzione pastorale, offrendo alle comunità strumenti concreti per vivere la fede in modo sostenibile.

Prospettive e comunicazione

Il percorso continuerà con consultazioni e condivisioni che avranno lo scopo di definire modalità, criteri di nomina e percorsi di formazione. L’approccio auspicato punta a una Chiesa più partecipata, dove laici e donne possano assumere incarichi di rilevo mantenendo però distinta la dimensione dell’ordine sacro. Il vescovo illustrerà ulteriori orientamenti nella sua lettera pastorale intitolata “Sulla via”, mentre la pratica quotidiana nelle parrocchie servirà a verificare l’efficacia di questa risposta organizzativa al cambiamento demografico del clero.

In sintesi, la scelta della Diocesi di Verona si presenta come una riforma pratica del governo parrocchiale: non una ridefinizione del sacerdozio, ma una gestione diversa delle responsabilità per assicurare la vita comunitaria nelle parrocchie anche in assenza del presbitero, facendo tesoro di esperienze già presenti in altri contesti e puntando su formazione e deleghe chiare.

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