Negli ultimi mesi le autorità giudiziarie italiane hanno emesso provvedimenti restrittivi in due distinti casi di violenza domestica, evidenziando la gravità del fenomeno e la rapidità dell’intervento dei Carabinieri. Entrambe le vicende, una a Venezia e l’altra a Valsamoggia, mostrano un pattern di aggressioni prolungate, anche durante la gravidanza della vittima, e hanno portato all’applicazione di misure cautelari severe.
Venezia: divieto di avvicinamento per un uomo di 30 anni
Il GIP di Venezia ha disposto il divieto di avvicinamento a tutti i luoghi frequentati dall’ex moglie di un uomo di trent’anni, in seguito a un’aggressione avvenuta il 4 settembre. Il 112 è stato chiamato da un condomino che, udendo litigare la coppia, ha richiesto l’intervento dei Carabinieri. Sul posto i militari hanno riscontrato segni evidenti di percosse sul corpo della donna, che ha riferito di subire violenze dal 2021, anche durante la gravidanza e poi nei confronti della figlia minore.
Procedura giudiziaria e conseguenze
La denuncia ha portato il tribunale a imporre al maschio il divieto di avvicinamento e l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico. La vittima, ricoverata al pronto soccorso, ha successivamente dovuto lasciare il territorio nazionale per sicurezza. Le indagini, con il coordinamento della Procura di Bologna, hanno confermato il protrarsi delle violenze e hanno rafforzato la decisione cautelare.
Valsamoggia: ordine restrittivo e monitoraggio elettronico per un uomo di 51 anni
Nel contesto di Valsamoggia, il GIP del Tribunale di Bologna ha emesso un provvedimento analogo nei confronti di un uomo di cinquantun anni, di origini marocchine, nei confronti della moglie quarantenne. La prima richiesta di soccorso è stata inoltrata a giugno scorso a seguito di un’altra violenza: la donna, terrorizzata, ha chiamato il 112 e ha raccontato ai Carabinieri di continui abusi verbali e fisici, compreso il preventivo “Non puoi studiare l’italiano”.
Intervento delle forze dell’ordine
I Carabinieri di Crespellano, attivati dopo la denuncia, hanno avviato le indagini che hanno portato all’attivazione del Codice Rosso per la protezione delle vittime di violenza domestica. Il giudice ha disposto l’allontanamento del coniuge dal domicilio familiare, il divieto di avvicinamento alla donna e l’applicazione di un braccialetto elettronico per garantire il rispetto dell’ordine restrittivo.
Le testimonianze raccolte, unitamente alle lesioni documentate, hanno confermato che le aggressioni si sono verificate sin dal 2021, includendo percosse anche durante la gravidanza della vittima e violenze dirette contro la bambina. La paura è cresciuta progressivamente, spingendo la donna a chiedere protezione immediata.
Riflessi sulla gestione delle denunce
Entrambe le situazioni sottolineano l’importanza di una risposta rapida da parte delle forze dell’ordine e dell’apparato giudiziario. L’attivazione del Codice Rosso ha permesso di accelerare le procedure cautelari, mentre il braccialetto elettronico rappresenta uno strumento di controllo efficace per garantire il rispetto delle misure restrittive. Le autorità continuano a monitorare i casi, con l’obiettivo di prevenire ulteriori escalation di violenza.
Le vicende evidenziano anche il ruolo cruciale dei testimoni cittadini – come i condomini di Venezia – che segnalano tempestivamente gli episodi di violenza, consentendo un intervento tempestivo dei Carabinieri. Il coordinamento tra Procura, GIP e forze dell’ordine risulta fondamentale per assicurare una risposta adeguata e tutelare le vittime di maltrattamenti familiari.



