Dopo giorni di intense ricerche, il corpo di Chiara Guerra, l’insegnante di 53 anni uccisa dal nipote a San Stino di Livenza, è stato finalmente ritrovato lungo il fiume Lemene. La scoperta è avvenuta nella giornata di martedì 16 giugno, in via Contarina, a qualche chilometro dal punto indicato dal giovane autore del delitto. La vicenda ha sconvolto la piccola comunità locale, dove Chiara era molto amata e rispettata.
Le tracce di bruciature sul cadavere
Durante la prima ispezione cadaverica, il medico legale Antonello Cirnelli ha riscontrato segni di bruciature sul corpo della vittima. Secondo gli inquirenti, il 17enne avrebbe tentato di dare fuoco al cadavere prima di gettarlo nel canale. Questo dettaglio macabro aggiunge un ulteriore livello di brutalità a un crimine che ha già scosso profondamente l’opinione pubblica.
Le operazioni di ricerca
Le ricerche del corpo di Chiara Guerra sono state condotte con un dispiegamento imponente di uomini e mezzi. I vigili del fuoco del distaccamento di Portogruaro hanno battuto palmo a palmo gli argini e i fondali fangosi del canale Malghèr, utilizzando gommoni per affrontare le condizioni insidiose della zona. Le operazioni sono state guidate da coordinate precise, basate sulle parziali ammissioni del minore e sui riscontri oggettivi raccolti dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Portogruaro.
L’uso di tecnologie avanzate
Per accelerare le operazioni, è stato utilizzato un elicottero Drago del reparto volo dei Vigili del Fuoco di Venezia, che ha sorvolato a bassa quota l’intero bacino del Malghèr e le zone limitrofe. Anche i droni del Sarp, la squadra speciale dei Vigili del Fuoco esperta nelle ricerche con velivoli telecomandati, sono stati impiegati. Sul posto è giunto anche il Nucleo Sommozzatori dei Vigili del Fuoco, specializzato in interventi in ambienti ipogei e fluviali a visibilità zero. I subacquei hanno operato in condizioni complesse, tastando il fondale del canale nei pressi del punto di scarico indicato dai video e dalle confessioni.
I filmati delle telecamere di videosorveglianza
I militari dell’Arma hanno acquisito diversi filmati catturati dalle telecamere di videosorveglianza della zona. Questi frame immortalano il diciassettenne mentre si dirige verso il corso d’acqua spingendo una carriola, la stessa utilizzata per trasportare il corpo della vittima dopo il delitto. Il giovane è poi rientrato a casa da solo, senza l’aiuto di altre persone. Questo dettaglio conferma che il ragazzo ha agito in solitudine.
Il movente e le indagini
All’origine della tragedia ci sarebbero dei gravi dissidi familiari pregressi tra le famiglie della vittima e del fratello del giovane. Il procuratore di Pordenone, Pietro Montrone, ha spiegato che la svolta investigativa è avvenuta quando sono emersi questi contrasti. Dopo molte ore di interrogatorio, il minorenne ha confessato il delitto nella notte di sabato. Il fascicolo è transitato alla procura dei Minori di Trieste, che ora è plenipotenziaria. Gli inquirenti escludono al momento il coinvolgimento di terzi nel delitto, ma solo le analisi del corpo potranno confermare quanto dichiarato dal reo.
Il saluto degli studenti
Il delitto ha sconvolto la piccola comunità di San Stino, dove Chiara Guerra era conosciuta e apprezzata, soprattutto dai suoi giovani alunni. Gli studenti della terza media dell’Istituto Comprensivo hanno voluto salutare la loro insegnante per l’ultima volta, deponendo fiori, recitando una preghiera e lasciando un messaggio commovente: “Cercheremo di fare un bell’esame, in modo che lei possa essere orgogliosa di noi. Rimarrà sempre nei nostri cuori”. Era stata proprio la docente, riservata e dedita all’insegnamento, a prepararli per la prova. Poi, venerdì scorso, non si è presentata in classe ed è scattato l’allarme.


