Il 24 maggio 2026 un’apicoltrice di Fregona, nella Marca trevigiana, ha scoperto una scena devastante nel suo apiario: migliaia di api riversate a terra davanti all’arnia, con poche sopravvissute in condizioni critiche. La presenza di abbondanti fioriture di acacia (robinia), sanguinella e biancospino aveva favorito la raccolta di nettare e il lavoro di impollinazione, ma quella mattina la produzione è stata interrotta da un’improvvisa moria.
Il caso è stato segnalato alle autorità: la vicenda, che ha colpito un’intera famiglia di api impegnata nella produzione di miele, è ora al centro di una verifica da parte della Polizia locale e delle associazioni di categoria. Per gli apicoltori locali la perdita rappresenta non solo un danno economico diretto, ma una ferita alla biodiversità e alla capacità dell’agro-ecosistema di garantire servizi di impollinazione.
La scoperta e il contesto
Secondo la ricostruzione, la giovane apicoltrice si era recata nell’apiario per aggiungere il secondo melario, utile a immagazzinare il miele durante il picco produttivo primaverile, quando ha trovato la colonia quasi rasa al suolo. L’episodio è avvenuto all’interno della località di Osnigo di Fregona, dove i vigneti sono vicini ai punti di raccolta delle api. La presenza di colture e fioriture spontanee nelle immediate vicinanze aumenta il rischio che le sostanze applicate sui campi raggiungano insetti non bersaglio.
Cosa è stato osservato
I rilievi iniziali documentano uno scenario tipico di avvelenamento: grandi concentrazioni di insetti morti davanti all’arnia, pochi individui disorientati sui favi e un’ingente diminuzione della forza lavoro della colonia. Gli esami preliminari degli esperti e l’osservazione della dinamica temporale orientano l’attenzione verso un trattamento chimico eseguito nei terreni limitrofi, con effetti immediati e devastanti per gli impollinatori.
Cause e ipotesi tecniche
Le analisi condotte dagli interlocutori tecnici indicano come probabile causa l’uso di prodotti contenenti principi attivi altamente tossici per gli insetti, in particolare sostanze appartenenti alla classe dei neonicotinoidi, spesso impiegati per contrastare la flavescenza dorata della vite. Diversi agronomi consultati affermano che in questo periodo dell’anno un intervento del genere non avrebbe avuto una utile valenza agronomica, mettendo in discussione tempistica e motivazione del trattamento.
Il ruolo dei fitofarmaci
L’uso improprio di fitofarmaci può trasformare un’operazione di difesa delle colture in un rischio ambientale: se le erbe e le fioriture non vengono gestite prima dell’intervento, gli insetti attratti dai fiori si espongono alle sostanze spruzzate. Secondo APAT (Apicoltori in Veneto), il mancato rispetto delle pratiche di sicurezza e dei tempi di applicazione aumenta la probabilità di incidenti come questo.
Conseguenze, reazioni e iniziative
La perdita colpisce l’apicoltrice a livello economico e psicologico, ma solleva anche un dibattito più ampio sul rapporto tra viticoltura e apicoltura. Il presidente di APAT, Stefano Dal Colle, ha definito l’accaduto come una tragedia evitabile, denunciando l’ignoranza e la superficialità di chi opera senza rispettare le regole che proteggono l’ambiente e il lavoro degli apicoltori. La vicenda è stata formalmente denunciata alla Polizia locale di Fregona per accertamenti.
Appuntamento pubblico e dibattito
L’episodio ha inoltre riacceso il confronto pubblico: è stata annunciata una conferenza intitolata “Viticoltura e Apicoltura: conflitto o coesistenza?” prevista per il 25 maggio 2026 a Maserada, con la partecipazione del professor Carlo Duso dell’Università di Padova e rappresentanti di Coldiretti, CIA, Confagricoltura, APAT e forze di polizia locale. L’incontro punta a discutere il rispetto delle normative, l’uso responsabile dei prodotti fitosanitari e le misure pratiche per proteggere gli impollinatori, risorsa essenziale per l’agricoltura e la biodiversità.
La vicenda di Fregona è un monito sulle conseguenze concrete di interventi fatti senza adeguata attenzione: oltre alla perdita immediata di colonie, il rischio è una diminuzione della capacità di impollinazione nei territori circostanti, con effetti a catena sulle produzioni agricole e sugli ecosistemi locali. Le indagini in corso e il dibattito tecnico-politico delle prossime settimane saranno cruciali per capire responsabilità e prevenire nuovi casi.