Venezia è al centro di un’emergenza che va oltre i riflettori: ogni settimana, la procura della città lagunare gestisce tra i 50 e i 70 codici rossi reati gravi che includono violenza di genere, stalking e maltrattamenti. La procuratrice vicaria Barbara Sargenti, a capo della sezione regionale dei reati di codice rosso, ha recentemente sollevato un allarme: il sistema giudiziario da solo non può bastare.
L’escalation della violenza: il caso di Tania Terrin
Il caso di Tania Terrin, uccisa dal suo ex compagno Dino Keber, è emblematico. Keber aveva un passato di violenza: denunciato nel 200220102026 e di nuovo nel 2026 dalla stessa vittima. Nonostante le querele, le misure adottate si erano rivelate insufficienti. “Un episodio grave il tentativo di strangolamento di Tania”, ha dichiarato Sargenti, sottolineando come le mani alla gola siano un segnale di allarme chiaro di una relazione tossica.
Le criticità del sistema giudiziario
La procura di Venezia è una delle più impegnate d’Italia, con un carico di lavoro che va ben oltre i reati di codice rosso. “Solo da sabato sono stati aperti 24 fascicoli”, ha rivelato Sargenti. I sette procuratori dedicati ai codici rossi devono affrontare anche casi di antimafiarevenge porn e violenza su minori, coprendo l’intero distretto del Veneto. La complessità dei casi e la mancanza di risorse rendono la situazione critica.
La prevenzione: una rete insufficiente
Sargenti ha sottolineato l’importanza della prevenzione e della rete sociale. “Ritenere che sia possibile sbilanciare la prevenzione sul procedimento giudiziario, probabilmente non centra l’obiettivo”, ha affermato. La procuratrice ha evidenziato come le misure cautelari, come l’ammonimento del questore, non siano sempre efficaci. “È un fenomeno non solo criminale, ma anche sociale”, ha aggiunto, spiegando che un approccio basato esclusivamente sul carcere potrebbe affievolire l’efficacia della tutela.
I numeri allarmanti e le soluzioni in arrivo
I dati sono preoccupanti: nel 2026, nel distretto veneto, si sono contati oltre 2.100 episodi di violenza di genere. A Venezia, i numeri del 2026 sono già superiori alla media. Per far fronte alla situazione, la procura sta riorganizzando la struttura, con l’istituzione di una nuova task-force di supporto. Tuttavia, la coperta resta corta e l’onda dei fascicoli non sembra destinata a calare.
La procuratrice Sargenti ha ribadito la necessità di un approccio integrato, che coinvolga famiglie, centri antiviolenza e centri di recupero per uomini che abusano. “La prevenzione più efficace è quella della rete territoriale”, ha concluso, sottolineando come il sistema giudiziario da solo non possa risolvere il problema.



