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Cattura a Vicenza del capo clan Casalesi Luciano Donadio

Il boss dei Casalesi Luciano Donadio è finito in carcere dopo una drammatica operazione a Vicenza.

Cattura a Vicenza del capo clan Casalesi Luciano Donadio

Il 10 ottobre 2026 la Squadra Mobile di Venezia in stretta collaborazione con la Squadra Mobile di Vicenza ha messo fine alla latitanza di Luciano Donadio 60 anni, capo di una propaggine del Clan dei Casalesi nel Veneto orientale. L’arresto è avvenuto nell’area di pertinenza del carcere di Vicenza, dove il padre aveva in precedenza manifestato l’intenzione di costituirsi.

Donadio era ricercato fin dal 6 ottobre 2026, a seguito di provvedimenti restrittivi emessi dalla Procura Generale della Repubblica lagunare nei confronti di 24 persone condannate dalla Corte d’Appello di Venezia nel giugno 2025. La cattura rappresenta la chiusura di una delle fasi più delicate dell’indagine, culminata con l’impiego di sofisticate attività di intercettazione e operazioni di intelligence con il supporto del Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile di Caserta.

Cattura a Vicenza: modalità operative

Le forze dell’ordine, guidate dal comandante Eugenio Masino hanno utilizzato un approccio di intelligence basato su monitoraggi telefonici e geolocalizzazione per individuare il clandestino nelle vicinanze del carcere. Dopo aver accertato la presenza del ricercato, è stato avviato il protocollo di cattura coordinata in concerto con la Polizia Penitenziaria che ha garantito il trasferimento di Donadio verso le strutture della Polizia di Stato per la stipula del verbale di esecuzione.

Il delicato procedimento ha previsto l’impiego di squadre di supporto tattico e la gestione discreta del luogo, onde evitare qualsiasi tentativo di fuga o resistenza. Il risultato è stato l’arresto senza incidenti, con il detenuto consegnato alle autorità giudiziarie per avviare l’attuazione della pena.

Contesto giudiziario e condanna

Il commissariato di Venezia ha confermato che Luciano Donadio dovrà scontare 30 anni di carcere pena decretata in seguito a una lunga serie di processi contro la sua figura e il suo ruolo all’interno dell’organizzazione criminale. La condanna si inserisce nel più ampio piano di repressione del clan, avviato con le sentenze del 2025 che hanno coinvolto ben 24 imputati, tra cui anche un figlio di Donadio anch’egli incarcerato nello stesso penitenziario.

Il Servizio Centrale Operativo ha sottolineato che la presa in carico del caso è stata favorita da una stretta cooperazione interforze, dimostrando ancora una volta l’efficacia delle strutture investigative italiane nella lotta alla camorra e ai suoi sussidiari territoriali.

Legami familiari e strategia di resa

Le indagini hanno rivelato che Donadio, in contatto con i familiari più stretti, aveva valutato l’opzione di costituirsi presso il carcere di Vicenza, dove era detenuto suo figlio. Questa scelta, sebbene potesse sembrare una mossa di protezione, è stata rapidamente neutralizzata dalle autorità, che hanno preferito un’operazione di cattura controllata per evitare possibili ricatti o destabilizzazioni all’interno del carcere.

L’arresto di Luciano Donadio rappresenta una vittoria importante per la giustizia veneta e, più in generale, per l’intero sistema giudiziario italiano nella lotta contro le strutture mafiose radicate sul territorio nazionale.

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