Nel cuore di Venezia, la Calle del Tragheto è diventata l’epicentro di una discussione che supera il semplice aspetto grafico di una targa. Un intervento di restauro sul nizioleto affrescato della chiesa di San Barnaba ha introdotto una doppia consonante – la tt – dove, secondo gli abitanti, non vi era mai stata. Il risultato è stato subito percepito come una italianizzazione forzata di una denominazione che, da secoli, racchiude l’identità locale.
L’intervento sul nizioleto di San Barnaba: la doppia t che non doveva esserci
Il restauro, eseguito da una ditta di settore, ha previsto l’applicazione di una nuova tavola con la dicitura “Calle del Tragheto”. Tuttavia, gli operai, inizialmente, avevano recopiato la versione tradizionale con una sola t. Solo dopo una comunicazione interna li hanno obbligati a inserire la doppia tt obbligo che ha provocato la furia dei residenti. Eleonora Vega portavoce di un ampio malcontento, ha dichiarato: “Perché mettere la doppia, se non c’era mai stata, è una violazione dell’identità culturale”. Il lavoro, così modificato, ha richiesto un ulteriore impiego di tempo e risorse, accentuando il senso di ingiustizia tra chi vive nella zona.
Il telo sul cantiere del murales di Banksy: un altro refuso da segnalare
Non è l’unico esempio di errore di scrittura che ha attirato l’attenzione dei veneziani. Nei pressi di Burano un immenso telo bianco è stato installato per coprire il ponteggio del nuovo centro d’arte destinato ai giovani talenti, progetto firmato dalla celebre architetta Zaha Hadid. Il cartello, però, riporta la dicitura “ponte di S. Pantalon” e indica il “sestiere di S. Crose”. Qui, la parola “sestiere” è stata trasformata in “sestrier”, evidente svairone tipografico fornitura dell’agenzia incaricata. Anche in questo caso i cittadini hanno tempestivamente informato il Comune, chiedendo la correzione di un errore che, pur restando sulla tela, compromette la precisione della segnaletica urbana.
Reazioni dei cittadini e risposta dell’assessorato alla toponomastica
Le segnalazioni di Eleonora Vega e dei residenti di San Barnaba sono giunte direttamente alla sede dell’assessorato alla toponomastica. L’assessore Alessandro Scarpa Marta ha risposto in fretta, assicurando che la questione sarà verificata sul campo. “Farò una verifica di questa e delle altre segnalazioni – ha detto – Ha questa delega da pochi mesi, ma assicuro il mio massimo impegno. Sono già stato a Burano, dove i nizioleti non si leggono quasi più. Interverremo. Va ripreso tutto in mano. E se ci sono errori saranno corretti”. Il suo intervento indica una volontà di rimediare, anche se la correzione richiederà tempo e risorse.
Il caso del 2012: una storia di proteste ricorrenti
Questa non è la prima volta che la toponomastica di Venezia diventa oggetto di polemica. Nel 2012 un tentativo di rivedere le antiche denominazioni dei vicoli ha scatenato proteste diffuse, con la figura di un presunto “giustiziere delle doppie” che, nottetempo, cancellava le nuove lettere con dei pennarelli spray. Alla fine, la delibera è stata corretta: “Parrucchetta” è tornata a “Parucheta”, “Madonnetta” a “Madoneta”, e così via. Oggi, la questione della Calle del Tragheto riaccende quel dibattito, dimostrando che più di una ventina di segnaletica urbana è ancora soggetta a errori o a interpretazioni non condivise.
L’attuale intervento dell’assessorato, se seguito da azioni concrete, potrà ridare fiducia ai cittadini, dimostrando che anche piccoli dettagli come una “t” possono avere un peso culturale significativo.



