Il settore ittico veneto si è chiuso al 2025 con dati opposti: la pesca tradizionale ha mostrato una modesta crescita, mentre l’acquacoltura è scesa in termini di produzione e di occupazione.
Andamento della pesca e dell’acquacoltura nel 2025
Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio economico di Veneto Agricoltura la pesca nella regione ha aumentato la propria attività del 1,7% rispetto all’anno precedente, generando un fatturato complessivo in crescita. Al contrario, la piscicoltura ha registrato una flessione dell’8% nella produzione, con un giro d’affari che si attesta intorno ai 55 milioni di euro, ancora il più consistente tra le attività acquaticole.
Impatto su imprese e occupazione
Il calo della produzione si è tradotto in una riduzione del 23% nel numero di imprese del settore acquacolturo e di un 18% degli addetti, segnando una netta divergenza rispetto alla pesca, che ha visto un incremento del 5% delle aziende e del 44% dei lavoratori. Questo divario evidenzia le diverse condizioni di sostenibilità economica tra i due comparti.
Crisi della venericoltura e crescita della ostricoltura
Il dato più preoccupante riguarda la venericoltura gravemente penalizzata dalla diffusione del granchio blu e dalle mucillagini presenti nelle acque dell’Adriatico. Le vongole filippine hanno subito una diminuzione quasi del 4%, mentre la produzione di vongole di mare si è avvicinata allo zero. Anche i fasolari hanno registrato una flessione del 2,7%, mentre i mitili di mare hanno invece registrato un aumento del 50%.
L’ostricoltura come risposta emergente
In risposta alle difficoltà, numerosi allevatori del delta del Po, della Sacca degli Scardovari e della laguna di Venezia hanno iniziato a coltivare ostriche. Anche se la produzione totale di ostriche in Veneto nel 2025 ammonta a circa 200 tonnellate – una quota modesta rispetto alle 600 tonnellate nazionali – il settore è in espansione grazie a incentivi regionali e a finanziamenti europei. Le ostriche, meno vulnerabili al predatore introdotto, vengono coltivate con sistemi di filari e cesti rotanti, tecniche che riducono l’esposizione al granchio blu.
Le nuove modalità di coltivazione prevedono l’uso di sacchi rigidi o di cesti galleggianti che vengono periodicamente ruotati, consentendo la luce solare e l’aria di favorire la chiusura del guscio. Un altro approccio prevede l’ancoraggio verticale di filamenti alimentati da energia solare ed eolica, che solleva le ostriche fuori dall’acqua per periodi di esposizione controllata.
Commercio, prezzi e prospettive future
Nel mercato locale, i quantitativi di molluschi sbarcati sono diminuiti del 39,9%, ma la quota di pesce bianco è cresciuta del 16%, compensando in parte la riduzione complessiva. Nonostante la diminuzione delle tonnellate vendute del 7%, il fatturato dei mercati ittici è aumentato del 4,2% grazie all’incremento del prezzo medio dei prodotti. Dal punto di vista commerciale, le importazioni di prodotti ittici primari hanno toccato quasi i 400 milioni di euro, contro esportazioni di circa 72 milioni, evidenziando un saldo negativo negli scambi esteri.
Le dinamiche del 2025 mostrano L’ostricoltura, ancora limitata ma in crescita, rappresenta una potenziale via di uscita per gli allevatori colpiti, purché vengano garantiti investimenti e una maggiore visibilità sul mercato.



