La Biennale di Venezia 2026, che ha aperto i battenti il 9 maggio, è diventata il palcoscenico di una controversia senza precedenti. Centinaia di artisti hanno espresso il loro malcontento nei confronti dell’istituzione, portando a un confronto pubblico che ha coinvolto anche il presidente Pietrangelo Buttafuoco.
La protesta degli artisti
Il 20 maggio, 106 artisti hanno inviato una diffida alla Biennale, chiedendo di essere esclusi dalla competizione per i “Leoni dei visitatori”. Tra loro, 67 partecipanti alla rassegna “In Minor Keys” e 39 dei padiglioni nazionali. La loro richiesta è motivata dalla decisione della giuria, nominata dalla compianta curatrice Koyo Kouoh, di dimettersi il 30 aprile per evitare azioni legali legate alla valutazione delle opere di Russia e Israele.
Le motivazioni della protesta
Gli artisti dissidenti hanno dichiarato di non avere nulla in contrario all’idea di permettere ai visitatori di votare per i premi. Tuttavia, ritengono che “creare i ‘Leoni dei visitatori’ in questa fase significa eludere le dimissioni della giuria”. Hanno inoltre espresso il loro sconvolgimento per la decisione della Biennale di procedere comunque con le votazioni, nonostante le loro proteste.
La risposta della Biennale
La Fondazione Biennale ha risposto il 26 maggio, affermando di rispettare pienamente la decisione degli artisti di non essere premiati sulla base delle scelte dei visitatori. Tuttavia, ha anche sottolineato il desiderio di garantire a tutti i visitatori la loro libertà di espressione. La Biennale ha assicurato che, qualora uno degli artisti dissidenti venisse selezionato, i voti non sarebbero presi in considerazione ai fini dell’assegnazione dei premi, né sarebbero pubblicati.
Le richieste degli artisti
Gli artisti hanno richiesto che i loro nomi siano rimossi da qualsiasi contesto relativo ai premi “Leoni dei visitatori”, inclusi i moduli di voto e qualsiasi materiale promozionale o di comunicazione correlato. Hanno inoltre chiesto che i voti già espressi per i firmatari della lettera siano invalidati. La loro diffida è stata sottoscritta anche dal padiglione dell’Italia.
Il contesto della Biennale
La Biennale di venezia 2026 si è aperta in un clima di tensione, con polemiche e manifestazioni che hanno accompagnato l’evento. Tra le questioni più delicate, la chiusura del padiglione russo a causa delle sanzioni e le controversie intorno al padiglione israeliano. La mostra principale, curata da Koyo Kouoh e intitolata “In Minor Keys”, è arrivata al pubblico dopo mesi turbolenti, segnati da dimissioni e polemiche istituzionali.
La Biennale di Venezia si conferma un luogo dove l’arte non si limita a essere osservata, ma “interroga, provoca e divide”. In un’epoca in cui l’arte non può restare neutrale, la Biennale 2026 riflette le tensioni e i dibattiti del nostro tempo.


