17 Ottobre 2026 🌤 13°

Baked turbot da 1,25 kg costa 156 euro: la lamentela dei turisti

Una cena a base di rombo al forno si trasforma in una bolletta da 156 € per due turisti canadesi a Venezia.

Baked turbot da 1,25 kg costa 156 euro: la lamentela dei turisti

Una coppia proveniente dal Canada, in vacanza nella laguna, ha chiuso la serata al ristorante Ali d’Oro con uno sconto pari a quasi cinque volte il prezzo previsto per una pizza. Dopo aver ordinato una bottiglia d’acqua a quattro euro e mezzo al litro, ha pagato otto euro per la pizza, ma il vero colpo è arrivato con il rombo al forno servito su un piatto di patate e peperoni.

Il cameriere, senza menzionare che il piatto veniva venduto in base al peso ha mostrato una foto del pesce sul proprio cellulare. Il cliente ha accettato, ignaro che il rombo superava un chilo, arrivando a un conto finale di 156 euro. Le due persone hanno deciso di non scendere in una discussione pubblica, ma hanno segnalato l’accaduto all’Associazione dei Consumatori ADICO e al Comune di Venezia prima di tornare in Canada.

Il conto shock da 156 euro

Il menù della Trattoria Ali d’Oro, situata nelle Fondamenta de l’Osmarin nel sestiere di Castello, elenca il rombo al forno con la dicitura “13 euro per 100 grammi”, anche in lingua inglese (“baked turbot”). Tuttavia, la coppia non è stata informata del peso del pesce né del costo finale prima di servire il piatto. Il pesce, pesato a circa 1,250 kg ha quindi determinato un prezzo ben più elevato rispetto ai piatti di carne indicati tra 21 e 34,50 euro.

La risposta del ristorante e la normativa

Il titolare della trattoria ha difeso la prassi, affermando che “tutti i ristoranti di Venezia vendono il pesce a peso” e che la tariffa era chiaramente indicata sul menù. Inoltre, ha sottolineato che la scelta del pesce è avvenuta per volontà dei clienti, che hanno accettato la porzione da oltre un chilo. Dal punto di vista della normativa sulla trasparenza dei prezzi tuttavia, la legge italiana richiede che il personale dichiari verbalmente il prezzo esatto quando il prodotto è venduto a peso. L’omissione di tale informazione può configurare una violazione amministrativa.

Dichiarazione del titolare

Il proprietario ha ricordato che il prezzo era scritto sul menù e che il personale non è tenuto a ripetere l’informazione, a meno che il cliente non la richieda esplicitamente. Ha anche evidenziato le ottime recensioni su Google (4,4/5 su quasi 4.000 opinioni), sostenendo che i clienti sono andati via soddisfatti e hanno ringraziato più volte lo staff. Nonostante ciò, la vicenda ha riacceso il dibattito sulla trasparenza dei prezzi nei ristoranti turistici della città.

Reazione di ADICO e possibili ricorsi

L’Associazione dei Consumatori ADICO ha esaminato la segnalazione, ricordando che “il personale di sala dovrebbe dichiarare a voce il costo esatto del piatto nel momento in cui viene proposto”. Ha precisato che, nel caso di prodotti venduti a peso senza indicazione del prezzo, il consumatore può contestare lo scontrino per violazione delle norme sulla correttezza commerciale. ADICO ha invitato la coppia a presentare formale ricorso amministrativo e a richiedere il rimborso dell’importo eccedente, sottolineando che il rispetto della legge sulla trasparenza è fondamentale per tutelare i turisti, soprattutto in città ad alta affluenza come Venezia.

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