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Femminicidio a Camponogara: la tragica storia di Tania Terrin e Dino Keber

Tania Terrin, 39enne di Camponogara, è stata vittima di un femminicidio da parte del suo ex compagno Dino Keber. Scopriamo la storia di violenza e paura che ha portato a questa tragedia

Femminicidio a Camponogara: la tragica storia di Tania Terrin e Dino Keber

La storia di Tania Terrin è una di quelle che lasciano il segno, un racconto di violenza domestica e paura che si è concluso in modo tragico. La 39enne di Camponogara, impiegata in un’officina, ha perso la vita per mano del suo ex compagno, Dino Keber, che dopo il delitto si è tolto la vita. Una storia che ha scosso la comunità e che solleva molte domande sul sistema di protezione delle vittime di violenza.

Le denunce e le minacce: una spirale di violenza

Tania Terrin non aveva tenuto nascoste le sue paure e le minacce che riceveva quotidianamente. Aveva confidato a familiari, amici e colleghi di temere per la sua vita, ma la paura delle ripercussioni la bloccava. Ai carabinieri, aveva raccontato una versione edulcorata della situazione, spiegando che le cose si stavano sistemando. Una dichiarazione di facciata che non rifletteva la realtà.

Le minacce di Keber erano chiare e dirette: «Se mi denunci ti ammazzo». Una frase che riecheggiava anche nelle storie delle precedenti compagne di Keber, una delle quali aveva addirittura ritirato la denuncia. Tania aveva subito due episodi particolarmente gravi: un pugno che le aveva perforato un timpano e un tentativo di strangolamento. In quest’ultimo caso, aveva querelato Keber, ma la paura non l’aveva mai abbandonata.

Le testimonianze degli amici

Un amico di Tania, che ha preferito rimanere anonimo, ha raccontato dettagli preoccupanti della loro relazione. «Conoscevo Tania ancor prima che si mettesse con Dino. Pensava che le cose si fossero finalmente sistemate, invece l’inferno era appena cominciato». L’amico ha descritto una situazione di gelosia morbosa e controllo che si era manifestata fin dall’inizio della relazione.

Keber controllava il telefono di Tania, le chiedeva di non usarlo o di mostrarglielo, e le aveva impedito di mettere un codice per sbloccarlo. L’amico ha raccontato episodi di violenza domestica, come quando Keber aveva chiuso Tania fuori di casa senza chiavi, costringendo i vigili del fuoco a intervenire. Un’altra volta, l’aveva chiusa dentro l’abitazione, impedendole di uscire.

La situazione era diventata insostenibile. A dicembre del 2026, durante una colazione, Keber aveva sferrato un pugno a Tania perché la tazza di caffè che gli aveva passato era troppo calda. In un’altra occasione, aveva cercato di strangolarla dopo che lei aveva respinto un suo tentativo di rapporto sessuale. Tania era svenuta e Keber l’aveva portata in pronto soccorso. Nonostante tutto, la paura delle minacce l’aveva sempre frenata dal denunciare.

La manifestazione e le reazioni

La tragedia di Tania Terrin ha scatenato una ondata di indignazione e solidarietà. I Comuni di Camponogara e Campagna Lupia hanno indetto una manifestazione contro la violenza di genere, prevista per domani in piazza Mazzini alle 20:30. «Facciamo rumore per Tania. È ora di dire basta!», è lo slogan che ha unito la comunità.

La mamma di Tania, Marinella Fornier, ha espresso tutta la sua rabbia e disperazione. Ha raccontato di aver accompagnato la figlia dai carabinieri ben sette volte per denunciare i maltrattamenti. «Ai carabinieri chiedo di dire alle donne che denunciano che si facciano la valigia, che lascino tutto, la casa e il lavoro e che spariscano. Perché non c’è altro modo di proteggere una donna che denuncia il suo ex compagno che la molesta».

La politica si è interrogata su ciò che occorre migliorare per prevenire i femminicidi. Luca Zaia, presidente della Regione Veneto, ha definito il femminicidio di Tania un fallimento. «Dobbiamo avere il coraggio di dirlo con chiarezza. Tania Terrin aveva denunciato l’ex compagno, aveva già subito violenza e nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del Questore. E oggi Tania non c’è più».

La segretaria del Pd, Elly Schlein, ha ribadito la necessità di un’educazione sessuoaffettiva obbligatoria in tutti i cicli scolastici per sradicare la cultura patriarcale del possesso sul corpo e sulla vita delle donne. «Non basta la repressione se non miglioriamo la prevenzione».

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