Il documentario Naza realizzato da Yuval Abraham e Rachel Szor ha conquistato la standing ovation più lunga della storia della Mostra del Cinema di Venezia, culminata con un Premio Speciale della Giuria. Il titolo, acronimo militare che indica “danno collaterale”, raccoglie testimonianze anonime di soldati dell’IDF e di membri dell’intelligence, accusando l’esercito israeliano di aver impiegato tecnologie di intelligenza artificiale in operazioni che avrebbero causato morti civili a Gaza.
Ben Gvir accusa i registi di tradimento e li definisce una vergogna
Il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir ha reagito con veemenza sui social, definendo il film un tradimento dello Stato e i cineasti “una vergogna e un disonore per l’intero popolo d’Israele”. Nella sua dichiarazione, Ben Gvir ha addirittura augurato ai due registi di trovare “accoglienza” tra i loro “amici”, i membri di Hamas a Gaza. Le parole del ministro, pubblicate su X, hanno alimentato un clima di ostilità che ha spinto anche altri esponenti del governo a chiedere provvedimenti estremi.
Miki Zohar propone la revoca della cittadinanza e avvia una riforma dei finanziamenti cinematografici
Il ministro della Cultura, Miki Zohar ha annunciato l’intenzione di avviare una procedura per la revoca della cittadinanza a Abraham e Szor, definendo il documentario “vile” e “un atto di alto tradimento”. Zohar ha contestato la recente riforma dei finanziamenti pubblici al cinema, sostenendo che l’obiettivo è impedire che i contribuenti israeliani paghino per opere che danneggiano la reputazione delle Forze di Difesa. Il ministro ha inoltre richiesto al Ministero dell’Interno di valutare le conseguenze legali per i due registi, sottolineando che la libertà di espressione non può essere usata per “favorire il nemico in tempo di guerra”.
L’esercito apre un’indagine e il premier Netanyahu condanna il film
Il capo di Stato Maggiore dell’esercito israeliano, Eyal Zamir ha ordinato l’avvio di un’inchiesta giudiziaria per accertare se nel documentario siano stati diffusi informazioni classificate o se siano stati coinvolti soggetti esterni nella loro divulgazione. L’indagine, affidata al procuratore generale militare, esaminerà anche la possibile violazione delle norme sulla sicurezza dei dati. Parallelamente, il primo ministro Benyamin Netanyahu ha definito il film “intollerabile” in un breve video, affermando che l’antisemitismo interno è particolarmente pericoloso e deve essere contrastato con ogni mezzo a disposizione dello Stato.
Dettagli sull’inchiesta militare
Secondo l’ordine di Zamir, l’indagine si concentrerà su tre punti principali: l’autenticità delle testimonianze anonime, l’eventuale utilizzo di materiale classificato e la possibile collaborazione di fonti esterne, comprese agenzie di intelligence straniere. Le autorità hanno sottolineato che, se verrà accertata una violazione, i responsabili potranno essere perseguiti per “favoreggiamento del nemico in tempo di guerra”. Nel frattempo, i registi hanno dichiarato di difendere il loro lavoro, raccontando che Naza è il risultato di più di tre anni di giornalismo d’inchiesta.
La vicenda ha scatenato anche una risposta da parte dell’opposizione. Il leader di Yesh Atid, Gadi Eisenkot ha condannato sia la scelta dei registi di presentare il film all’estero, sia la retorica dei politici, descrivendo la situazione come “un abisso tra critica legittima e denigrazione dei nostri soldati”. Nonostante le tensioni, il pubblico di Venezia ha mantenuto la sua postura di sostegno, facendo eco a una più ampia discussione internazionale sul ruolo del cinema come strumento di denuncia e di memoria collettiva.



