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Mancata copertura di Leonardo mette a rischio i 90 dipendenti di SuperJet

Leonardo si rifiuta di salvare SuperJet e i suoi dipendenti, lasciando l’azienda di Tessera sull’orlo della liquidazione.

Mancata copertura di Leonardo mette a rischio i 90 dipendenti di SuperJet

Il 23 ottobre si è tenuto, nella sede di Confindustria Venezia, un tavolo di confronto tra i rappresentanti di Leonardo spa, i sindacati locali e i vertici di SuperJet International. L’incontro, che ha coinvolto le organizzazioni sindacali di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, ha messo in evidenza la crescente distanza tra le richieste dei lavoratori e la posizione dell’azionista di minoranza, che ha confermato di non fornire alcun pacchetto di lavoro alla controllata.

SuperJet, con sede a Tessera, si trova a pochi passi dagli stabilimenti di Leonardo, ma la situazione finanziaria è ormai critica: la prossima udienza per la liquidazione giudiziale è fissata per il 24 novembre, mentre una assemblea interna è programmata per il 26 ottobre. Nei mesi precedenti, l’azienda aveva ottenuto un rinvio dell’udienza grazie a un provvedimento provvisorio, ma nulla è cambiato sul fondo.

Leonardo conferma l’assenza di pacchetti di lavoro per SuperJet

Durante l’incontro, un portavoce di Leonardo spa ha dichiarato in modo chiaro che la casa madre non intende destinare risorse aggiuntive per mantenere l’attività di SuperJet International. La decisione si inserisce in un contesto più ampio, dove il ministero dell’Economia detiene il 30% delle azioni della società e non ha ancora espresso un impegno formale di sostegno. La posizione di Leonardo è stata motivata dal giudizio che l’intervento sarebbe stato economicamente marginale per un gruppo di tali dimensioni, soprattutto in assenza di una volontà politica condivisa.

I sindacati chiedono un intervento politico per tutelare i dipendenti

Le dichiarazioni congiunte di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil

Le tre organizzazioni sindacali hanno pubblicato un comunicato in cui affermano che la crisi di SuperJet è inevitabilmente politica e richiede una soluzione altrettanto politica. Secondo il testo, “l’unica ancóra di salvezza per i lavoratori è un intervento diretto di Leonardo”, un aiuto che, a loro avviso, è fattibile proprio perché l’azienda sta ampliando le capacità produttive sui siti veneziani. I sindacati hanno chiesto la ricollocazione dei 90 dipendenti, molti dei quali vicini all’età pensionabile, nelle divisioni presenti a Tessera o, in alternativa, in sedi nazionali su base volontaria.

Nel comunicato si sottolinea anche l’importanza di preservare il presidio industriale del Veneto, definendo la questione un “piano strategico” da rivendicare. I sindacati hanno messo in guardia contro la perdita di ulteriore occupazione nella regione e hanno chiesto alle istituzioni di intervenire per evitare che la chiusura di SuperJet diventi un simbolo di declino industriale.

Le radici della crisi di SuperJet International

Le difficoltà di SuperJet International hanno origine nel 2022, quando le sanzioni europee hanno congelato le azioni del socio di maggioranza russo, paralizzando la capacità della società di operare liberamente sul mercato. Da allora, il Comitato di sicurezza finanziaria non ha consentito la vendita di quelle quote, nonostante l’interesse manifestato da un fondo emiratino. I tentativi della dirigenza di reperire nuovi investitori sono rimasti infruttuosi, lasciando l’azienda senza capitali vitali.

In assenza di un nuovo azionista e con le prospettive di rilancio sempre più remote, i lavoratori hanno iniziato a chiedere la liquidazione, auspicando che Leonardo, in qualità di socio di minoranza, potesse assumersi le competenze e garantire la continuità occupazionale. La mancanza di un impegno scritto o dichiarato da parte di Leonardo o del Ministero dell’Economia ha alimentato l’incertezza, trasformando la questione in un vero e proprio punto di stallo politico-economico. Con l’udienza del 24 novembre alle porte e l’assemblea interna del 26 ottobre, il futuro di SuperJet resta avvolto da una forte tensione, mentre i sindacati continuano a premere per un intervento che, al momento, sembra non trovare risposta.

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