Negli ultimi giorni una serie di messaggi di carattere fraudolento ha invaso i gruppi di chat utilizzati da studenti delle scuole superiori e delle università in diverse regioni d’Italia. Le segnalazioni, provenienti da Macerata, Milano, Ancona, Jesi e da altre realtà del Nord, descrivono piani di rivolte, incendi e stupri collettivi. Queste notizie, senza alcun fondamento, hanno generato un clima di paura che ha coinvolto genitori, docenti e autorità locali.
Le forze dell’ordine, in particolare la polizia postale, hanno attivato immediatamente delle indagini per identificare gli autori e fermare la diffusione di tali contenuti. Nel frattempo, le amministrazioni scolastiche hanno pubblicato comunicati ufficiali invitando a mantenere la calma e a non dare credito a queste voci infondate.
Macerata: messaggi che parlavano di una rivolta di più di 400 persone
Il caso più eclatante si è verificato a Macerata, dove un messaggio vocalizzato e testuale circolava su WhatsApp affermando che “domani sarebbe stata organizzata una rivolta di oltre 400 extracomunitari di seconda generazione” e che erano state diffuse “liste di ragazze da stuprare”. Il testo citava inoltre scuole locali – ITI ragioneria di Macerata, ITAS Macerata, ITES Ancona – come possibili bersagli, insinuando la presenza di armi, pistole, coltelli e sostanze infiammabili.
Le autorità hanno ricevuto decine di segnalazioni in breve tempo; la polizia postale ha aperto un fascicolo per tracciare l’origine del messaggio. I dirigenti scolastici hanno prontamente informato la questura e i carabinieri, comunicando alle famiglie che non vi era alcuna minaccia reale. Hanno comunque consigliato di seguire gli aggiornamenti ufficiali e di non circolare voci non verificate.
Milano e le città limitrofe: incendi, stupri e furti organizzati
Parallelamente, a Milano, le voci si sono concentrate su presunti piani per bruciare università prestigiose come la Bocconi e l’IULM, nonché per compiere violenze sessuali contro studentesse. Alcuni messaggi, attribuiti a gruppi su WhatsApp, suggerivano l’utilizzo di “maranza” travestiti da manifestanti per compiere gli atti. In altre chat sono comparsi avvisi di attacchi a zone come Cadorna, Duomo, Citylife, Navigli e Brera, con inviti a “correre” se si fosse avvicinati a persone sospette.
L’effetto è stato immediato: molte scuole di Milano, Varese, Monza, Lodi e persino alcune università della Lombardia e dell’Emilia-Romagna hanno registrato una diminuzione di presenze. Alcuni genitori hanno deciso di tenere i figli a casa per timore di possibili aggressioni, nonostante l’assenza di prove concrete. Le autorità locali, in contatto costante con le forze dell’ordine, hanno ribadito che le minacce sono interamente false e hanno invitato la popolazione a non alimentare il panico.
Risposta istituzionale: comunicazioni, monitoraggio e inviti al senso critico
Di fronte al fenomeno, i dirigenti scolastici di tutta la zona hanno diffuso comunicati in cui si esplicita che le segnalazioni “non corrispondono a nessun episodio reale”. Hanno inoltre informato le famiglie che le forze dell’ordine stanno monitorando la situazione e che, in caso di sviluppi, verranno forniti aggiornamenti tempestivi. Alcuni istituti hanno lasciato ai genitori la decisione finale sulla frequenza delle lezioni, mentre altri hanno raccomandato la presenza in sede con misure di sicurezza rafforzate.
La polizia postale ha sottolineato l’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale per creare audio e video modificati, rendendo più credibili le fake news. Le indagini mirano a rintracciare gli account responsabili e a bloccare ulteriori diffusioni. Nel frattempo, esperti di comunicazione avvertono che la condivisione impulsiva di messaggi non verificati contribuisce a una “epidemia di panico” difficile da contenere, soprattutto in un periodo di alta tensione sociale.



