Il documentario “Naza” frutto di quasi tre anni di inchiesta, è stato proiettato nella Sala Grande della 83ª Mostra di Venezia il 10 settembre 2026. Alla fine della proiezione, il pubblico ha regalato una standing ovation durata ben 25 minuti, un record per l’edizione 2026. Il film, diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor espone, mediante testimonianze anonime di 24 membri dell’intelligence israeliana, i meccanismi di intelligenza artificiale usati per identificare e colpire bersagli a Gaza, con conseguenze di vittime civili. Le interviste sono state registrate in segreto sui tetti di Tel Aviv, di notte, e presentano volti e voci alterati per proteggere le fonti.
Il riconoscimento a Venezia e le accuse di violazione di segreto
La giuria ha assegnato a “Naza” il Premio Speciale della Giuria posizionandolo al terzo posto nella graduatoria dei premi. Il comitato ha sottolineato il coraggio dei registi nel denunciare quello che definiscono “un sistema di guerra automatizzato”. Il Ministro della Cultura Miki Zohar ha subito reagito, definendo il film “vile” e richiedendo al capo dello Shin Bet David Zini, di avviare un’indagine sull’eventuale uso illegale di informazioni riservate. Zohar ha persino proposto la revoca della cittadinanza a entrambi gli autori, insinuando un possibile tradimento della lealtà nazionale.
Il dibattito politico interno
Le dichiarazioni critiche non si sono limitate al ministro della Cultura. Il capo di Stato Maggiore, Eyal Zamir, ha accusato i registi di diffondere “calunnie” e di distorcere la realtà, mentre il Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha invitato Abraham e Szor a lasciare il Paese, definendoli una “vergogna e un disonore per il popolo d’Israele”. Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha collegato la vicenda a un presunto aumento di incitazioni antisemite, criticando anche l’opposizione politica.
Procedura per la revoca della cittadinanza
Secondo una sentenza della Corte Suprema, la revoca della cittadinanza può avvenire solo in casi di tradimento accertato, richiedendo l’intervento del Ministro dell’Interno il parere del Ministro della Giustizia e la convalida di un collegio di giudici. Il procedimento è quindi complesso, raramente applicato e mai a giornalisti o registi. L’attuale richiesta, seppur allarmante, dovrebbe quindi attraversare molteplici tappe burocratiche prima di poter essere attuata.
Solidarietà internazionale e risposta della comunità cinematografica
Di fronte alla possibile censura, più di 1 500 cineasti di tutto il mondo hanno firmato una petizione di sostegno, includendo nomi di rilievo come Ari Folman e Nadav Lapid. La petizione è stata avviata da organizzazioni culturali non specificate, ma ha rapidamente raccolto firme sia da registi israeliani sia da professionisti esteri. Il regista Oscar Jonathan Glazer è elencato tra i produttori di “Naza” confermando l’interesse internazionale verso il progetto.
Yuval Abraham ha dichiarato di aver cancellato tutti i profili social a causa di attacchi e fotomontaggi offensivi. A Ashdod è comparso un murale con i volti dei registi e la parola “traditori”, simbolo di un clima di ostilità crescente. Nel frattempo, la critica alla censura si intreccia con ricordi di precedenti violenze contro cineasti, come l’aggressione a Hamdan Ballal dopo l’Oscar per “No Other Land” e l’uccisione del professor Odeh il 29 luglio 2025.
Il futuro del film e dei suoi autori dipenderà dall’esito delle indagini dello Shin Bet e dalla capacità della comunità internazionale di mantenere la pressione in difesa della libertà d’informazione.



