Il venerdì 30 ottobre il sindacato di base USB ha proclamato uno sciopero generale in tutta la regione Veneto, convogliando migliaia di cittadini in una serie di cortei che hanno toccato le principali città del territorio. La protesta è stata guidata principalmente da gruppi studenteschi – tra cui il Coordinamento studenti medi e l’associazione Pandora – e da centri sociali come Rivolta e Morion, i quali hanno focalizzato le proprie richieste su investimenti più consistenti nell’istruzione, nella sanità e nei servizi pubblici, oltre a una netta opposizione all’aumento del costo della vita.
Scontri a Mestre e risposta delle forze dell’ordine
A Mestre il corteo si è avviato da Piazza Cialdini, per poi percorrere Via Forte Marghera e Corso del Popolo. Lungo il tragitto gli organizzatori hanno incontrato il questore Antonio Sbordone, il quale aveva imposto il divieto di attraversare il tratto compreso tra la rotonda di Via Torino e la rampa del cavalcavia che conduce verso Venezia. Nonostante l’interdizione, una parte dei manifestanti ha tentato di proseguire, scatenando una serie di contatti, cariche e respingimenti. Il confronto ha provocato sette agenti feriti, tutti riportati con contusioni e piccoli tagli, e ha costretto il corteo a deviare lungo Via Gozzi per riprendere il percorso previsto.
Ordine del questore e dinamiche di contenimento
Il provvedimento di Sbordone è stato motivato dalla necessità di garantire la sicurezza stradale in un punto di forte incrocio veicolare. I poliziotti, equipaggiati con tenute antisommossa, hanno espresso la necessità di evitare il pericolo di un blocco totale del cavalcavia, considerato cruciale per gli spostamenti fra la terraferma e la laguna. Dopo il breve scontro, le forze dell’ordine hanno riaperto la via al traffico, ma hanno mantenuto un cordone di sicurezza lungo tutta l’area interessata.
Le proteste a Venezia: blocchi e ripercussioni sul traffico
Nel capoluogo lagunare, la manifestazione è decollata alle ore 9 dal vivace Campo Santa Margherita, dove centinaia di studenti e giovani hanno iniziato a cantare slogan contro il carovita e la guerra. Da lì il corteo ha raggiunto Piazzale Roma, dove i manifestanti hanno eretto un grande striscione sulla sommità del parcheggio comunale, proclamando “riprendiamoci il futuro”. Il blocco ha determinato la sospensione temporanea dell’accesso veicolare al piazzale e la deviazione dei bus ACTV verso il tronchetto, generando disagi per i pendolari per circa un’ora.
Impatto sui trasporti e limitazioni dell’azione sindacale
La Commissione di garanzia, consapevole dell’importanza delle celebrazioni per i defunti, ha escluso il settore dei trasporti dal coprifuoco dello sciopero, consentendo così la continuità dei collegamenti ferroviari e la limitata partecipazione degli operatori di trasporto pubblico. Nonostante il divieto, l’USB non ha ritirato la proclamazione, ma è emerso che l’adesione nel comparto dei trasporti è stata davvero circoscritta, con pochi dipendenti che hanno aderito al blocco.
Reazioni politiche e sindacali
Le critiche non sono mancate: il segretario della CGIL di Venezia, Daniele Giordano, ha condannato l’uso dei manganelli da parte delle forze dell’ordine, definendo la repressione del dissenso un “risultato inaccettabile di una politica governativa poco attenta ai giovani”. Parallelamente, la capogruppo di AVS, Luana Zanella, ha richiesto al ministro Piantedosi una spiegazione sul perché gli studenti siano stati colpiti mentre tentavano di percorrere vie vietate. Al contrario, il senatore Raffaele Speranzon, coordinatore regionale di Fratelli d’Italia, ha definito gli episodi “provocazioni radicali” e ha elogiato la professionalità delle Forze dell’Ordine, promettendo pieno sostegno a chi difende la sicurezza pubblica.
In tutta la regione, le manifestazioni si sono svolte in modo per lo più pacifico, con cortei a Padova, Treviso, Vicenza, Mirano e Castelfranco Veneto. A Padova, i partecipanti hanno bruciato una foto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, mentre a Treviso sono state lanciate uova colorate contro la sede di Confindustria, in segno di protesta contro il finanziamento dell’industria bellica. Nonostante la varietà di scenari, il filo conduttore rimane la stessa richiesta di un futuro più equo e di un incremento delle risorse destinate ai servizi essenziali.



