Il processo che ha coinvolto la presunta presenza della mafia dei Casalesi nel territorio di Eraclea, nel Veneto orientale, ha raggiunto l’ultima fase giudiziaria: la Corte di Cassazione ha pronunciato il nuovo provvedimento. La decisione, rendicontata dalla quinta sezione, ha confermato le accuse di associazione mafiosa contro tutti gli imputati, confermando in particolare la condanna di 30 anni di reclusione per Luciano Donadio, individuato come capo della rete locale.
Decisione della Corte di Cassazione su Eraclea
Nel provvedimento definitivo, la Suprema Corte ha respinto quasi tutti i ricorsi presentati dagli avvocati della difesa, inclusi quelli di Donadio e di diversi altri imputati. Solo due ricorsi, quello dei dirigenti bancari Denis Poles e Marco Donati, sono stati rimandati al giudice di appello per una nuova valutazione. Per tutti gli altri, le richieste di annullamento o di riduzione delle sanzioni sono state dichiarate inammissibili, consolidando le sentenze dell’appello di Venezia.
Dettagli delle pene
Il giudizio ha rideterminato alcune misure accessorie: a Carmelo Floridia è stata eliminata l’interdizione legale perpetua, sostituita da una interdizione dai pubblici uffici della durata di cinque anni; a Claudia Zennaro è stata tolta l’interdizione di cinque anni dai pubblici uffici. Per Raffaele Buonanno, la pena è stata ridotta a 29 anni e 6 mesi di reclusione, mentre per altri punti del suo ricorso la Corte ha confermato la decisione dell’appello. La sentenza complessiva riguarda circa una trentina di imputati, tutti coinvolti in un presunto traffico di capitale e nella gestione di attività illecite sotto la bandiera dei Casalesi.
Risarcimenti civili alle istituzioni
Parallelamente alla conferma delle condanne penali, la Corte ha stabilito una serie di risarcimenti civili a carico dello Stato e delle istituzioni regionali. Alla Presidenza del Consiglio dei ministri e al Ministero dell’Interno è stato riconosciuto un danno di 10.000 euro, più spese accessorie. Alla Regione Veneto è stato attribuito un indennizzo di 7.000 euro, sempre con spese accessorie. Anche la CGIL nazionale ha ottenuto 5.000 euro, mentre l’associazione Libera ha ricevuto 7.000 euro. A titolo individuale, Fabio Gaiatto e Palladio hanno avuto riconosciuti 5.000 euro ciascuno, più le relative spese. Questi importi rappresentano il risarcimento per i danni subiti a causa delle attività mafiose denunciate nel procedimento.
Reazioni istituzionali e impatto sul territorio veneto
Il Presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha commentato la pronuncia della Cassazione sottolineando che “la mafia non è un fenomeno circoscritto ad alcune aree del Paese”. Il dirigente ha ribadito l’importanza di mantenere alta l’attenzione sul contrasto alle organizzazioni criminali anche nel Nord, dove il tessuto economico è “forte e diffuso”. Stefani ha inoltre invitato le istituzioni a rafforzare la prevenzione, a sostenere gli amministratori locali e a promuovere una cultura della legalità capace di coinvolgere imprese e comunità. La decisione della Cassazione, quindi, non solo conferma le pene, ma funge da monito per le autorità regionali, che devono garantire che il territorio veneto rimanga al riparo da qualsiasi tentativo di condizionamento criminale.



