Una recente delibera della commissione Via-Vas ha dato il via libera al progetto di scavo del canale Vittorio Emanuele con l’obiettivo di riportare le grandi navi da crociera nella stazione marittima di Santa Marta. La decisione ha riacceso un acceso dibattito tra le istituzioni, le imprese turistiche e i residenti, i quali temono che l’intervento possa aggravare l’erosione della laguna e minacciare il patrimonio ambientale della città.
In risposta, il comitato No grandi navi ha convocato un’assemblea pubblica per il 29 ottobre, con sede a Venezia, in preparazione di una manifestazione prevista per il 7 novembre a San Basilio. L’incontro vuole fungere da punto di aggregazione per chi si oppone al ritorno delle navi da crociera e alle operazioni di dragaggio collegate.
Commissione Via-Vas e il progetto del canale Vittorio Emanuele
Il parere favorevole della commissione prevede la realizzazione di un nuovo tratto navigabile che collegherà la zona di Santa Marta con il cuore commerciale della città. L’obiettivo dichiarato è quello di creare una rotta più diretta per le imbarcazioni di grandi dimensioni riducendo i tempi di transito e potenziando l’offerta turistica.
Interventi tecnici previsti
Il piano comprende il dragaggio e l’allargamento di alcuni tratti del canale dei Petroli la costruzione di un terminal crocieristico a Porto Marghera e la creazione di un’isola artificiale di 46 ettari destinata allo smaltimento dei fanghi estratti. Tali operazioni richiedono ingenti risorse finanziarie, con un investimento complessivo stimato in 375 milioni di euro.
Il comitato No grandi navi e la mobilitazione cittadina
Il gruppo di attivisti ha denunciato che i nuovi scavi “rischiano di peggiorare l’erosione e compromettere ulteriormente l’equilibrio della laguna”, sottolineando la contraddizione tra questi interventi e la crisi climatica in atto. Durante l’assemblea prevista, i partecipanti potranno esporre le proprie preoccupazioni, condividere dati scientifici e organizzare la manifestazione di San Basilio, dove saranno coinvolti residenti di Santa Marta e Sacca Fisola due quartieri particolarmente vulnerabili.
Impatto ambientale, sociale ed economico del progetto
Gli esperti avvertono che l’aumento del traffico navale potrebbe accelerare l’erosione delle sponde, un fenomeno già amplificato dall’innalzamento del livello del mare. Inoltre, la costruzione dell’isola per i fanghi potrebbe alterare i flussi idrodinamici dell’intera laguna. Dal punto di vista sociale, le comunità di Santa Marta e Sacca Fisola temono un peggioramento della qualità della vita, con rumori, inquinamento atmosferico e pressione sul tessuto urbano.
Il comitato sostiene che la politica locale e le compagnie multinationali della crocieristica puntano unicamente al profitto della monocultura turistica ignorando le conseguenze a lungo termine per i veneziani e per l’ambiente. La riunione del 29 ottobre e la protesta del 7 novembre rappresentano, secondo gli organizzatori, l’ultimo tentativo di far sentire la voce di chi difende la laguna da interventi che considerano “incompatibili con la crisi climatica”.



