All’indomani dell’insediamento il sindaco Simone Venturini ha delineato un pacchetto di interventi che punta a mettere in movimento risorse e progetti per Venezia, Mestre e Marghera. Tra le priorità spicca un piano casa che, attraverso un’intesa con la Regione, vorrebbe affidare al Comune il recupero, la gestione e l’assegnazione di migliaia di alloggi di proprietà Ater; l’obiettivo dichiarato è restituire efficienza al patrimonio abitativo pubblico e creare opportunità abitative per chi vive e lavora nell’area metropolitana.
Accanto alla questione abitativa si inserisce l’idea di costituire un “Minor consiglio” composto da personalità e investitori internazionali: una cabina di regia informale in grado di identificare e catalizzare capitali significativi per progetti strategici. Questa proposta si combina con la creazione di una mappa delle opportunità, pensata per rendere chiaro agli attori esterni cosa si può fare nella laguna e in terraferma, favorendo partnership pubblico-private e interventi di riqualificazione.
Piano casa: strumenti e orizzonti
Il piano casa immaginato dall’amministrazione vuole andare oltre la semplice manutenzione: si tratta di organizzare una filiera che parta dal restauro degli immobili fino alla loro gestione e assegnazione. L’intesa con la Regione — favorita dal rapporto col governatore Alberto Stefani — dovrebbe consentire al Comune di disporre di competenze e risorse per intervenire su larga scala. La proposta include anche la valorizzazione degli spazi pubblici e l’integrazione degli interventi urbanistici con le politiche abitative, in modo da rispondere alle esigenze sociali e a quelle legate alla vitalità economica del territorio.
Un esempio operativo
Per spiegare la portata delle possibilità il sindaco ha citato l’ex ospedale del Lido, dove sono in fase di avvio investimenti stimati nell’ordine di 300 milioni e la concentrazione di circa 700 ricercatori per un polo di diagnostica a distanza. Questo caso serve come modello: trasformare immobili dismessi in catalizzatori di attività economiche e ricerca. La mappa delle opportunità dovrà mettere in fila questi scenari per attrarre investimenti analoghi anche in altri comparti della città.
Porto, leggi e contributi: il nodo delle competenze
Tra i dossier che Venturini intende seguire in prima persona c’è il porto, settore sensibile per l’economia veneziana. Il sindaco ha sottolineato l’intenzione di mantenere la delega e di lavorare per sbloccare la Legge speciale e per rivedere il Contributo d’accesso, il ticket che regola gli ingressi in laguna. Intervenire su questi fronti richiede contatti istituzionali a Roma e una strategia legislativa: Venturini ha annunciato che cercherà rapporti politici in Parlamento per risolvere i fascicoli aperti e ottenere le modifiche normative necessarie.
Coordinamento politico e amministrativo
Per realizzare il piano serve un lavoro con gli uffici dell’Urbanistica e con le altre strutture comunali: mappatura dei beni, iter per i restauri, criteri per le assegnazioni e regole per gli investimenti privati. L’azione si fonda su un mix di governance locale e relazioni regionali e nazionali, con l’obiettivo di accelerare procedure e ridurre i tempi di attuazione, pur garantendo trasparenza e compatibilità con il contesto storico e ambientale della laguna.
Racconto della città, cultura e relazioni
Sul piano narrativo Venturini vuole ribaltare l’immagine di una Venezia che muore, proponendo invece il concetto di rilancio. La proposta di lavorare su un’ipotesi di Grande Venezia (Patreve) è vista come un’idea di ampio respiro su cui approfondire il confronto, non un atto concluso. In parallelo la cultura torna al centro dell’agenda: il sindaco ha promesso un assessore dedicato dopo i tagli della precedente amministrazione e ha annunciato incontri con la direzione della Fenice e con la governance della Biennale per affrontare le tensioni emerse negli ultimi mesi e favorire una ripartenza serena delle attività culturali.
Cultura come produzione
Venturini ha espresso la volontà di privilegiare la produzione culturale rispetto alla mera esposizione, favorendo progetti che generino occupazione e relazioni internazionali. Per la Biennale ha espresso stima per il lavoro del presidente e la disponibilità a collaborare, con l’obiettivo di trasformare le istituzioni culturali in leve per lo sviluppo locale.
Primo giorno, integrazione e clima politico
Il sindaco è tornato subito operativo: presente a Ca’ Farsetti nelle prime ore del mattino, ha ricevuto attestazioni di affetto e qualche selfie, segno della vicinanza con cittadini di diverse origini. Sul tema dell’integrazione ha invitato alla riconciliazione dopo le tensioni emerse in campagna elettorale, ribadendo che non è necessaria una grande moschea a Mestre ma che vanno ricucite le divisioni per lavorare insieme. L’ufficio resterà ancora formalmente vuoto finché l’attuale sindaco non lascerà la carica; l’avvicendamento informale è atteso in occasione di eventi pubblici come il Salone nautico all’Arsenale.
Infine, Venturini ha ricordato il sostegno ricevuto da leader nazionali e figure istituzionali e il desiderio di costruire una rete che faciliti i progetti annunciati. Le prime mosse delineano una strategia che combina politica locale, rapporti regionali e interlocuzioni nazionali per provare a imprimere una nuova direzione alla città e alla sua area metropolitana.