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Mostra di Venezia 2026: la protesta ucraina per il film Dau di Khrzhanovsky

L'Ucraina contesta la partecipazione del film Dau alla Mostra di Venezia 2026, accusando il progetto di essere legato a interessi russi in un momento di conflitto.

Mostra di Venezia 2026: la protesta ucraina per il film Dau di Khrzhanovsky

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia si trova al centro di una controversia diplomatica a causa della presenza del film Dau diretto dal regista russo Ilya Khrzhanovsky. Le autorità ucraine hanno espresso forte dissenso, accusando il progetto di essere legato a interessi russi in un momento di conflitto armato.

Il film, che concorre alla 83esima edizione della Mostra è il risultato di un progetto iniziato nel 2006 e incentrato sulla figura del fisico sovietico Lev Landau. Tuttavia, il progetto si è ampliato nel corso degli anni, diventando un’opera monumentale e multidisciplinare.

Le critiche dell’Ucraina

Il ministero degli Esteri ucraino ha definito la presenza di Dau a Venezia come un segnale preoccupante soprattutto in un contesto di guerra di aggressione da parte della Russia. Secondo le autorità ucraine, il film è legato a reti di influenza russe e la sua presenza in una delle piattaforme culturali più prestigiose del mondo rappresenta un problema politico.

“In un momento in cui la Russia continua la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, distruggendo sistematicamente le nostre città, il nostro patrimonio culturale e la nostra identità nazionale, concedere a un progetto legato allo Stato russo e alle sue reti di influenza una delle più prestigiose piattaforme culturali del mondo manda un segnale estremamente preoccupante”, si legge in una dichiarazione congiunta del ministero della Cultura e di quello degli Esteri.

Il contesto del film

Il progetto Dau è iniziato come un film biografico su Lev Landau, ma si è trasformato in un’opera più ampia. Per le riprese, è stato costruito un enorme set a Kharkiv in Ucraina, che riproduceva un istituto di ricerca sovietico. Il set, di 12.000 metri quadrati ha ospitato centinaia di persone, tra attori, comparse e tecnici, che hanno vissuto in un ambiente ricostruito per tre anni.

Il film è stato girato tra il 2008 e il 2011 ma le critiche ucraine si concentrano sul fatto che Kharkiv è rappresentata esclusivamente attraverso una lente sovietica senza alcun riguardo per la sua storia e identità.

Le questioni finanziarie e i legami con la Russia

Un altro punto di contesa riguarda i finanziamenti del progetto. Il film ha beneficiato di circa 25 milioni di euro erogati dall’imprenditore russo Sergei Adoniev attualmente sotto sanzioni da parte di Ucraina e Stati Uniti. Inoltre, tra gli interpreti figura il direttore d’orchestra Teodor Currentzis che ha ottenuto la cittadinanza russa grazie a Vladimir Putin.

Il direttore della Mostra, Alberto Barbera ha definito Dau “un progetto unico, un esperimento audace”, ma le critiche ucraine mettono in discussione la neutralità politica del film. “Non stiamo chiedendo la censura della cultura o degli artisti”, hanno sottolineato i ministeri ucraini, “chiediamo alla Mostra di Venezia e alla più ampia comunità culturale di riconoscere come la Russia trasformi la cultura in uno strumento della sua guerra ibrida e di smettere di considerare i progetti culturali sostenuti dal Cremlino come politicamente neutrali”.

La polemica si inserisce in un contesto più ampio che ha visto la Biennale Arte al centro di dibattiti per la riapertura del Padiglione russo. Il presidente Pietrangelo Buttafuoco ha criticato la Commissione europea per la decisione di togliere due milioni di finanziamento alla Mostra del cinema, definendola una scelta “tutto politica”.

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