5 Ottobre 2026 ☁ 17°

Montagne dolomitiche: nuovi cedimenti su Tofana e Croda, avverte l’esperto

Frane su Tofana di Dentro e Croda Marcora rivelano come il permafrost in scioglimento renda le Dolomiti sempre più vulnerabili.

Montagne dolomitiche: nuovi cedimenti su Tofana e Croda, avverte l’esperto

Nel pomeriggio del 4 ottobre, le cime delle Dolomiti hanno nuovamente emesso segnali di allarme: una massiccia colata di detriti si è staccata dalla Tofana di Dentro precipitando nella valle Travenanzes, mentre poche ore prima la Croda Marcora ha registrato un nuovo distacco. Entrambi gli eventi hanno creato nuvole di fumo e un fragoroso boato, ricordi della frana della scorsa estate sulla parete nord del Pelmo. La ricorrenza di cedimenti sulla stessa esposizione (nord) suggerisce un fenomeno più strutturale che casuale, un quadro che gli esperti locali hanno iniziato a spiegare in termini di fragilità rocciosa e cambiamenti climatici.

Le recenti frane: dati e contesto

Il crollo sulla Tofana di Dentro ha interessato la zona est della parete settentrionale, una zona già nota per la presenza di fratture multiple. L’evento è avvenuto dopo una rapida escursione termica: di notte le temperature hanno toccato valori al di sotto dello zero, mentre durante il giorno il sole ha riscaldato i massi, favorendo il rilascio di blocchi instabili. Pochi minuti prima, la Croda Marcora ha sperimentato un ulteriore cedimento, confermando la tendenza a ripetersi di questi fenomeni su più massi della zona di Cortina d’Ampezzo. Le dimensioni delle frane sono state tali da ostacolare temporaneamente l’accesso alla valle, ma i sentieri rimangono aperti, seppur con maggiore cautela.

Interpretazione dell’esperto: il ruolo della roccia e del permafrost

Il geologo Vittorio Fenti docente all’istituto minerario Follador di Agordo e autore di oltre quaranta pubblicazioni, offre una chiave di lettura basata sull’anatomia delle montagne. Secondo lui, la Tofana di Dentro è composta prevalentemente da dolomia con una sommità di calcari un assemblaggio simile a quello della Torre Venezia sul Civetta o del Pelmo. Questa composizione, unita a una forte fratturazione, rende la parete nord particolarmente sensibile ai cambiamenti termici. Al contrario, massi come le Pale di San Lucano, l’Agner o la parete sud della Marmolada presentano rocce più compatte, perciò i distacchi sono rari.

Permafrost e escursioni termiche: il pericoloso connubio

Il permafrost strato di terreno permanentemente ghiacciato, fungeva da legante naturale per le parti più fratturate delle Dolomiti. Con l’aumento delle temperature medie e lo scioglimento progressivo di questo strato, i blocchi rocciosi rimangono meno cementati, predisponendo le pareti a cedere sotto minime sollecitazioni. Fenti sottolinea che l’attuale autunno, più mite del passato, accentua il fenomeno: le notti gelide contrapposte a giornate ancora soleggiate creano una *contrazione-espansione* della roccia, scatenando frane anche quando le precipitazioni sono scarse.

Storia recente, avvisi e comportamenti consigliati

Le frane in questo periodo dell’anno non sono un evento nuovo: tradizionalmente, a novembre, con le piogge abbondanti, le cime dolomitiche mostrano una maggiore instabilità. Tuttavia, la combinazione di escursioni termiche più marcate rispetto al passato rende l’autunno attuale più critico. Fenti avverte che, pur non potendo prevedere con certezza nuovi crolli, è fondamentale mantenere alta la vigilanza, soprattutto nella valle Travenanzes e lungo i percorsi che attraversano pareti sopra i 2.000 metri. Chi decide di avventurarsi dovrebbe informare amici o familiari della propria destinazione e muoversi con prudenza: la chiusura dei sentieri si dimostra poco efficace, ma la consapevolezza dei rischi può limitare incidenti.

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