In tutta la regione Veneto si conta una carenza di circa 800 medici di medicina generale. Il vuoto lasciato da professionisti in pensione o trasferiti rende più difficile garantire la continuità assistenziale, soprattutto nelle zone rurali. Nonostante i bandi per l’assunzione rimangano aperti da tempo, le risposte sono estremamente limitate: ad ogni tornata vengono selezionate solo alcune decine di figure, un numero ben al di sotto di quanto necessario per colmare il gap.
Le difficoltà di reclutamento hanno radici profonde. Tra le cause spicca il numero limitato di posti disponibili nei corsi di laurea in medicina, ma anche la scarsa attrattività del ruolo di medico di famiglia per le nuove generazioni, spesso più interessate a percorsi ospedalieri o a specializzazioni più remunerative. Questa combinazione sta trasformando la professione in una scelta poco competitiva, con ripercussioni dirette sulla capacità del servizio sanitario regionale.
Carenza di circa 800 medici di medicina generale in tutta la regione Veneto
Le statistiche ufficiali indicano che nell’intero Veneto sono necessari quasi 800 medici di base per soddisfare la domanda attuale. I bandi di concorso, pur essendo permanenti, riescono a raccogliere solamente qualche decina di candidature per ciascuna apertura, lasciando molti ambiti senza copertura strutturata. Il risultato è una rete di assistenza territoriale sempre più frammentata, con conseguenze sulla tempestività delle visite e sulla gestione delle patologie croniche.
Venezia: ostacoli logistici e proposta di zona disagiata
Il caso di Venezia risulta emblematico perché, oltre alla carenza generale, il centro storico presenta problemi di logistica che aggravano la situazione. Il direttore generale dell’Ulss 3 Serenissima, Massimo Zuin, ha sottolineato che “A Venezia si fa più fatica, forse, che in terraferma”. Gli spostamenti tra i sestieri o verso le isole limitrofe possono richiedere mezz’ora o più di un’ora, a seconda della zona, rendendo il lavoro quotidiano dei medici particolarmente gravoso.
Tempi di spostamento tra i sestieri
Un medico di famiglia che deve raggiungere pazienti distribuiti tra Cannaregio, San Marco e Dorsoduro, ad esempio, può trovarsi a dover percorrere lunghi tragitti in barca o a piedi, con tempi di attesa variabili. Questa difficoltà si traduce in un minor numero di visite domiciliari e in una maggiore difficoltà nel garantire continuità assistenziale, soprattutto per gli anziani non in grado di spostarsi autonomamente.
Proposte dell’Ulss 3 Serenissima: incentivo economico e integrazione con le Case della Comunità
Per far fronte a queste criticità, Zuin propone di riconoscere la città come zona disagiata e di introdurre un compenso aggiuntivo per i medici operanti nel centro storico. Il riconoscimento dovrebbe tenere conto sia della complessità degli spostamenti sia della scarsa attrattività dell’attività nella zona. Inoltre, il direttore evidenzia la necessità di rivalutare il ruolo del medico di base tradizionalmente considerato meno prestigioso rispetto a quello ospedaliero.
Un altro tassello fondamentale è il rafforzamento del legame tra medicina territoriale e ospedaliera, attraverso le Case della Comunità. Questi centri offrono la possibilità di far convergere medici di famiglia e specialisti, favorendo una gestione più integrata dei pazienti e rendendo la professione più stimolante dal punto di vista clinico e organizzativo.
Nel frattempo, la pressione della carenza ha spinto alcune amministrazioni ad adottare soluzioni straordinarie. A Verona, ad esempio, è stato consentito a un medico di continuare a esercitare fino a 72 anni superando il limite usuale di pensionamento, per garantire la continuità del servizio in una zona particolarmente colpita.



