Da diverse province del Nord Italia sono arrivati messaggi virali che annunciavano aggressioni e stupri di gruppo nelle scuole: i testi, diffusi su WhatsApp e social come Instagram, hanno messo in allarme studenti, famiglie e istituzioni. Messaggi inoltrati molte volte e storie condivise hanno alimentato una psicosi locale, costringendo le forze dell’ordine a intervenire per verificare la veridicità delle minacce.
Le comunicazioni variavano per contenuto e gravità: in alcuni casi si parlava di centinaia di persone pronte ad assaltare istituti e luoghi pubblici; in altri circolavano elenchi con nomi di studentesse indicate come possibili vittime. Pur senza conferme concrete di attacchi pianificati, il risultato pratico è stato lo stesso: paura diffusa e presidi delle scuole da parte delle autorità.
Diffusione, contenuti e reazioni nella fascia veneta
Le prime segnalazioni risalgono al 19 ottobre, quando su gruppi WhatsApp si sono moltiplicati messaggi con minacce di violenza sessuale indirizzate a ragazze in uscita dalle scuole. Molte conversazioni presentavano l’icona che segnala un messaggio inoltrato molte volte, e le informazioni si sono rapidamente diffuse su altre piattaforme social, mutando talvolta città e numeri di presunti aggressori. In alcune chat è apparsa una lista con circa 18 nomi di studentesse considerate a rischio; in altre si citavano numeri di aggressori attorno alle 400-500 persone.
Interventi di polizia e impatto sui plessi
Di fronte alle segnalazioni, le Questure e le pattuglie territoriali hanno eseguito controlli davanti agli istituti segnalati. In diverse località sono stati predisposti presidi e svolti accertamenti, inclusi sopralluoghi da parte di reparti specializzati. Nonostante i controlli, in alcuni istituti la presenza degli studenti è stata drasticamente ridotta: ad esempio, in un istituto di ragioneria della provincia alcune fonti locali hanno riferito che solo il 10% degli iscritti si è presentato in classe nel giorno dell’allerta.
Allarmi simili in Lombardia, Emilia-Romagna e Trentino
Nelle province lombarde, nelle conversazioni sono circolate minacce rivolte anche a università o a luoghi pubblici di grande affluenza, insieme a voci su presunti gruppi organizzati responsabili di aggressioni e incendi. Le autorità hanno ricevuto numerose chiamate da genitori preoccupati e hanno confermato che molti episodi narrati nelle chat non corrispondevano a fatti reali: alcuni episodi attribuiti a specifici luoghi non risultavano essere avvenuti.
Anche in Emilia-Romagna e in altre aree il fenomeno ha generato interventi: polizia locale e forze dell’ordine hanno rafforzato i controlli nei pressi delle scuole e delle stazioni, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza degli studenti. In Trentino l’assessora provinciale all’Istruzione ha definito la diffusione dei messaggi “intollerabile” e ha chiesto l’intervento della polizia postale per individuare i responsabili, sottolineando che si tratta di un fenomeno difficile da contenere a causa della rapidità della diffusione online.
Minacce specifiche e falso allarme bomba
Parallelamente ai messaggi sulle aggressioni sessuali, il 19 ottobre numerosi istituti hanno ricevuto email che segnalavano la presenza di ordigni esplosivi: in alcune province sono stati evacuati diversi plessi e sono intervenute squadre specializzate per gli accertamenti. Nella maggior parte dei casi i controlli tecnici non hanno riscontrato la presenza di bombe o altri ordigni, riponendo almeno formalmente l’allerta come falso.
Questi falsi allarmi, sommati alla circolazione di messaggi sulle presunte violenze, hanno contribuito ad aumentare la tensione pubblica e a determinare un impatto reale sulle abitudini degli studenti, molti dei quali sono stati accompagnati a scuola dai genitori o sono rimasti a casa.
Misure delle autorità e conseguenze sociali
Le forze dell’ordine hanno ribadito che, allo stato delle verifiche, molte delle minacce risultano infondate, ma che i controlli continueranno per garantire la sicurezza. I presidi scolastici e le istituzioni locali hanno espresso preoccupazione per la dimensione psicologica del fenomeno: la minaccia verbale su larga scala ha effetti simili a quelli di un’aggressione reale quando induce paura e cambiamenti di comportamento fra le studentesse.
Le autorità competenti stanno inoltre lavorando per identificare gli autori delle catene di messaggi e delle email, coinvolgendo le strutture specializzate nella sicurezza informatica. Nel frattempo, genitori e insegnanti sono stati invitati a segnalare ogni messaggio sospetto alle forze dell’ordine e a non diffondere contenuti non verificati, per evitare di amplificare panico e disinformazione.



