Nel cuore di Venezia un controllo mirato ha fatto emergere una rete di alloggi che, pur presentandosi come semplici locazioni turistiche, funzionavano in realtà come strutture ricettive organizzate. L’azione congiunta della polizia locale e della Guardia di Finanza si è svolta il 2 giugno e ha riguardato il centro storico della città, con verifiche concentrate in zone come Cannaregio, Rialto e Dorsoduro.
Esiti dell’operazione e numeri chiave
Durante i controlli sono state ispezionate 14 strutture: soltanto 2 sono risultate conformi alle norme vigenti, mentre le altre 12 si sono rivelate irregolari. Le sanzioni comminate superano complessivamente i 26.000 euro. Inoltre, per violazioni edilizie o modifiche non autorizzate interne sono stati elevati verbali amministrativi per oltre 16.000 euro a carico di una società locale e del suo titolare, entrambi residenti a Venezia.
La scoperta delle modifiche interne
Gli accertamenti hanno portato alla luce trasformazioni interne agli immobili: in più appartamenti le cucine e i soggiorni sono stati rimossi per ottenere ulteriori camere, incrementando i posti letto disponibili senza le necessarie autorizzazioni urbanistiche ed edilizie. Questo tipo di intervento ha dato luogo a contestazioni amministrative e all’avvio di ulteriori approfondimenti da parte degli uffici comunali sulle opere effettuate.
Dependance collegate e il fenomeno dell’«albergo diffuso»
Il caso più rilevante è stato rintracciato nel sestiere di Cannaregio, dove quattro appartamenti, formalmente registrati come semplici locazioni turistiche, erano utilizzati come vere e proprie dependance di una struttura principale situata poco lontano. Le indagini hanno evidenziato una gestione unitaria: stessi riferimenti di contatto, stessi servizi offerti e medesima organizzazione operativa, caratteri che avvicinano il sistema al concetto di albergo diffuso, ovvero un insieme di unità distribuite ma gestite come una singola impresa ricettiva.
Offerte e servizi erogati
Agli ospiti venivano proposti servizi tipici di un albergo, come la colazione e altre prestazioni di accoglienza, elementi che esulano dalla normale locazione turistica e hanno contribuito a qualificare l’attività come ricettiva non autorizzata. Tali comportamenti hanno motivato le contestazioni rivolte alla società individuata dagli operatori.
Altre irregolarità: codice identificativo nazionale e pubblicità online
I controlli hanno inoltre interessato aree della città molto frequentate dai visitatori, dove sono state individuate 5 attività ricettive prive del Codice identificativo nazionale (Cin), obbligatorio per il censimento delle strutture turistiche. Queste attività erano pubblicizzate online e operavano normalmente con i turisti, ma senza il codice richiesto dalla normativa; per ciascuna struttura è stata applicata una sanzione di 1.600 euro.
Impatto sulla gestione degli annunci
La mancanza del Cin rende più difficile il controllo delle strutture offerte sulle piattaforme digitali e aumenta il rischio di concorrenza sleale nei confronti degli operatori regolari. Segnalazioni e annunci unici per più unità hanno attirato l’attenzione degli agenti durante il blitz.
La mappa di Ocio e gli immobili segnalati
L’operazione conferma le segnalazioni dell’osservatorio indipendente sulla casa Ocio, che ha tracciato una mappa degli immobili che, seppure pubblicizzati come locazioni turistiche, funzionerebbero in modo analogo a un sistema alberghiero. Tra gli immobili indicati da Ocio figurano palazzi e strutture note del centro storico, come la palazzina a Rialto, il complesso a Dorsoduro denominato Palazzo dei Guardiani, e Palazzo dei Fiori vicino a Campo San Maurizio.
Proprietà e legami societari
Secondo l’osservatorio, alcuni di questi immobili sono collegati a soggetti istituzionali o a grandi gruppi: nel caso della palazzina a Rialto viene citata la partecipazione di Sidief, controllata di Bankitalia; per Palazzo dei Fiori si indica una relazione con il Gruppo Generali attraverso il Fondo Toscanini. Ocio segnala anche strutture come Palazzo Morosini degli spezieri, Palazzo Venere e Doge Morosini Palace, oltre a gestori che pubblicano un unico annuncio Booking.com o un unico sito per molte unità.
Le attività di controllo dimostrano come, nonostante la crescente attenzione, il fenomeno delle locazioni turistiche irregolari permanga e si manifesti con diverse forme, dalla gestione aggregata di più appartamenti all’uso di annunci centralizzati che mascherano un’attività ricettiva. Le verifiche del 2 giugno rappresentano un passo operativo per contrastare queste pratiche e per tutelare sia i residenti sia gli operatori regolari del settore.


