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Accordo tra Prefettura e Procura di Venezia per coordinare azioni antimafia

Il Prefetto Darco Pellos e la Procuratrice Alessandra Dolci hanno firmato un'intesa che disciplina lo scambio di informazioni tra Prefettura e Procura Distrettuale di Venezia per potenziare le misure antimafia e coordinare interdittive, accessi ispettivi e segnalazioni operative

Accordo tra Prefettura e Procura di Venezia per coordinare azioni antimafia

Questa mattina il Prefetto di Venezia Darco Pellos e la Procuratrice della Repubblica presso il Tribunale di Venezia, Alessandra Dolci, hanno sottoscritto un accordo formale volto a regolare lo scambio informativo tra la Prefettura e la Procura Distrettuale. L’intesa riprende lo schema-tipo predisposto d’intesa tra il Ministero dell’Interno e la Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e definisce un modello operativo per rafforzare il contrasto alla criminalità organizzata sul territorio, nel rispetto del segreto investigativo e delle competenze attribuite a ciascuna istituzione.

Il testo dell’accordo mette al centro la gestione delle attività connesse al rilascio della documentazione antimafia e all’adozione di provvedimenti interdittiviprevedendo flussi informativi precisi e momenti di coordinamento tecnico tra le forze coinvolte. L’obiettivo dichiarato è rendere più efficaci le attività di prevenzione e controllo, mantenendo però intatta la tutela delle indagini in corso.

Quali scambi informativi prevede l’intesa

Nel dettaglio, la Prefetturache coordina il Gruppo Interforze Antimafia e il Gruppo Ispettivo Antimafia (GIA)si impegna a trasmettere alla Procura proposte di adozione di interdittive antimafiai provvedimenti già adottati, e gli atti relativi a misure di prevenzione collaborativa. Sono inclusi fra gli elementi condivisi anche i decreti di accesso ai cantieri delle opere pubbliche, agli stabilimenti e alle sedi aziendali, nonché le relazioni conclusive degli accessi ispettivi effettuati.

Ruolo della Procura nelle istruttorie

La Procura distrettuale fornirà alla Prefettura gli elementi di natura investigativa ritenuti utili per approfondire le istruttorie del GIA e migliorare la valutazione delle richieste di documentazione antimafia. Tra le informazioni che potranno essere comunicate figurano i provvedimenti cautelarii dispositivi di giudizio e di condanna e le proposte relative all’adozione di misure di prevenzione personali e patrimoniali. Questo scambio è pensato per integrare competenze investigative e amministrative senza compromettere l’azione penale.

Coordinamento operativo e riunioni tecniche

Per rendere operativo il canale di comunicazione, l’accordo prevede la convocazione della Riunione Tecnica di Coordinamento delle Forze di poliziache sarà promossa dal Prefetto e può essere richiesta anche dal Procuratore Distrettuale Antimafia. In tali riunioni potranno essere condivise ulteriori informazioni di reciproco interesse e pianificati interventi congiunti sul territorio, con l’obiettivo di un controllo più stringente su settori sensibili come appalti pubblici, edilizia e subfornitura.

La struttura dell’intesa punta quindi a creare un circuito comunicativo stabile e tracciabile, capace di accelerare le decisioni amministrative e di orientare le indagini penali con informazioni mirate, pur mantenendo le necessarie barriere previste dalla normativa sul segreto istruttorio.

Contestualmente: condanne nel processo Amnesia sul locale di ‘ndrangheta a Verona

Parallelamente alla firma dell’accordo, la magistratura distrettuale ha emesso sentenze rilevanti in un filone processuale collegato all’operazione denominata “Amnesia”, che ha interessato il cosiddetto locale di ‘ndrangheta di Verona, ramificazione veneta delle cosche di Isola Capo Rizzuto. Il giudice per l’udienza preliminare ha inflitto complessivamente 17 condanneaccogliendo in gran parte le richieste della pubblica accusa, con pene che spaziano da pochi mesi fino a sedici anni di reclusione.

Tra le condanne più rilevanti, Santino Mercurio è stato condannato a 16 anni per avere assunto la guida dell’organizzazione dopo l’arresto del presunto vertice Antonio Giardino, al quale è stata inflitta una ulteriore pena di un anno. Francesco Bova, indicato come il responsabile della cassa comune e delle operazioni di reinvestimento dei proventi illeciti, è stato condannato a 15 anni. I capi d’imputazione ricomprendono reati gravi come traffico di stupefacenti, traffico di armi, estorsioni, incendi dolosi e riciclaggio.

Rilevanza economica e civili parti risarcite

Il processo ha inoltre evidenziato numerose operazioni di intestazione fittizia e meccanismi di frode contabile finalizzati a eludere sequestri e confische. La giudice ha disposto condanne al risarcimento nei confronti di enti pubblici e sindacali coinvolti come parti civili, tra cui la Regione Veneto, il Comune di Verona e la Camera del Lavoro locale, a conferma dell’impatto economico e sociale delle attività criminali al centro dell’inchiesta.

In alcuni casi sono state pronunciate assoluzioni e proscioglimenti per prescrizione; tra le assoluzioni figurano quelle di alcuni imputati originari di Crotone e trasferiti in provincia di Verona, per i quali sono cadute le accuse di estorsione con il metodo mafioso. Le decisioni di questo procedimento confermano come la lotta alla criminalità organizzata combini interventi giudiziari, attività investigative e strumenti amministrativi che l’accordo operativo appena firmato mira a integrare.

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