Il Tribunale di Venezia ha deciso il rinvio a giudizio per Luigi Brugnaro nell’ambito dell’inchiesta sulle spese della campagna elettorale per le amministrative del 2026. La prima udienza è stata fissata per il 21 settembre. Oltre all’ex sindaco sono coinvolti, a vario titolo, il capo di gabinetto Morris Ceronil rappresentante del Consorzio produzione e sviluppo Nordest Walter Bianchi e il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie. Le contestazioni mosse dalla procura comprendono ipotesi di falso e di finanziamento illecitofocalizzate sulla gestione economica della campagna che portò al secondo mandato da sindaco.
Le cifre contestate e il presunto superamento del tetto di spesa
Al centro dell’istruttoria sta il presunto «sforamento» del limite di spesa previsto per un candidato sindaco, indicato dagli inquirenti attorno ai 300 mila euro. Nell’articolazione dell’accusa emerge inoltre un riferimento a circa 500 mila euro di somme che i pm considerano non rendicontate. Le numerazioni e i calcoli delle spese costituiscono il nucleo probatorio su cui si basa la decisione del Tribunale di mandare a processo gli indagati, con l’obiettivo di chiarire se esistano responsabilità penali legate alla rendicontazione dei costi elettorali.
Dichiarazioni della difesa e documentazione tecnica
La difesa dell’ex sindaco, attraverso l’avvocato Alessandro Rampinelliha sostenuto che «Sono non rendicontate perché non dovevano essere rendicontate» e ha annunciato l’avvenuto deposito di una perizia tecnica che, secondo il legale, prova che molte delle spese contestate riguardavano beni o servizi al di fuori del periodo soggetto a rendicontazione. L’argomentazione difensiva si incentra anche su un principio normativo: «è la legge che stabilisce quando inizia e finisce il periodo di campagna elettorale ai fini della rendicontazione», una lettura che mira a escludere la rilevanza penale di alcune spese contestate dai pm.
Le persone e gli enti coinvolti nel procedimento
Oltre a Brugnarofigurano sul registro degli imputati Morris Ceronche ha ricoperto il ruolo di capo di gabinetto, Adriano Giugie in qualità di mandatario delle spese, e Walter Bianchi legato al Consorzio produzione e sviluppo Nordest. La contestazione verso queste figure riguarda sia aspetti di responsabilità diretta nella predisposizione della rendicontazione sia presunte fattispecie di illiceità connesse al finanziamento della campagna. Il quadro processuale valuterà l’effettiva entità delle somme, la natura delle prestazioni acquistate e la collocazione temporale delle spese rispetto al periodo elettorale regolamentato dalla legge.
Implicazioni procedurali e calendario giudiziario
La fissazione dell’udienza per il 21 settembre rappresenta la tappa formale che avvia il dibattimento penale. Nel corso delle udienze verranno esaminate le prove raccolte, comprese le perizie tecniche presentate dalle parti, e ascoltati testimoni e consulenti. La fase processuale dovrà determinare se quanto contestato rientri nelle fattispecie di reato ipotizzate e come interpreti le norme sulla rendicontazione elettorale, tenendo conto delle difese e dei documenti prodotti.
La vicenda mette in evidenza dinamiche che spesso emergono nelle indagini su campagne elettorali: la linea di confine tra spesa ammissibile e rendicontabile e spesa esclusa dalla rendicontazione è spesso al centro di controversie tecniche e giuridiche. In questo caso, la compresenza di cifre significative, la partecipazione di figure istituzionali e la presentazione di perizie tecniche rendono la causa un procedimento con elementi concreti e specifici da valutare nel merito dal Tribunale di Venezia.


