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Dau alla Mostra del Cinema di Venezia: perché l’Ucraina chiede l’esclusione

La 83esima Mostra del Cinema di Venezia è al centro di una controversia internazionale per la presenza del film Dau di Ilya Khrzhanovsky. L'Ucraina protesta, la Biennale difende la libertà artistica.

Dau alla Mostra del Cinema di Venezia: perché l’Ucraina chiede l’esclusione

La 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia si apre sotto i riflettori di una polemica internazionale. Al centro della controversia c’è il film Dau diretto dal regista Ilya Khrzhanovsky selezionato in concorso per il Leone d’Oro. L’Ucraina ha ufficialmente protestato contro la presenza del film, accusandolo di essere uno strumento di propaganda russa.

Il ministero degli Esteri ucraino ha espresso forte preoccupazione per la partecipazione di Dau, definendolo un progetto legato allo Stato russo e alle sue reti di influenza. In un momento di guerra e distruzione sistematica delle città ucraine, la presenza del film in una delle piattaforme culturali più prestigiose del mondo è vista come un segnale preoccupante.

Le accuse dell’Ucraina

Secondo le autorità ucraine, il progetto Dau non è una questione di censura, ma di guerra ibrida culturale. Il film, iniziato nel 2006, è un esperimento cinematografico e artistico che ha suscitato numerose polemiche per le condizioni di lavoro e lo sfruttamento dei partecipanti. Le riprese sono state girate in un enorme set costruito a Kharkiv, in Ucraina orientale, che riproduceva un istituto di ricerca sovietico.

L’ambasciata ucraina ha sottolineato che il progetto è stato finanziato da Sergei Adoniev un imprenditore russo sottoposto a sanzioni dagli Stati Uniti e dall’Ucraina, con legami comprovati con il regime di Vladimir Putin. Inoltre, l’interprete principale, Teodor Currentzis ha accettato la cittadinanza russa conferitagli da Putin e ha sviluppato la sua carriera grazie a finanziamenti da banche statali russe.

Le precedenti controversie

Khrzhanovsky è già stato al centro di polemiche in Ucraina. Nel 2026, la sua nomina a direttore artistico del Babyn Yar Holocaust Memorial Center di Kiev aveva provocato forti reazioni. Inoltre, il ritorno della Russia alla Biennale d’arte di Venezia nella primavera di quest’anno, con un padiglione affidato a una commissaria nominata dal Cremlino, ha ulteriormente alimentato le tensioni.

La risposta della Biennale

La Biennale di Venezia ha respinto le accuse, precisando che Dau è un film di produzione tedesca, realizzato con Francia e Svezia come Paesi coproduttori. Il progetto ha ricevuto finanziamenti da enti culturali europei, tra cui ArteWdrSwedish Film Institute e Hubert Bals Fund.

Il regista Khrzhanovsky non è cittadino russo; ha rinunciato alla cittadinanza russa e possiede la cittadinanza tedesca, britannica e israeliana. La sua opposizione all’invasione russa dell’Ucraina è nota fin dall’inizio del conflitto. La Russia lo ha inserito nella sua lista di agenti stranieri accusandolo di attività dirette contro lo Stato.

La Biennale ha ribadito che mai escluderà partecipanti in base alla provenienza geografica e alla nazionalità. Il film Dau si propone come un atto di accusa contro ogni sistema totalitaristico e la sua intrusione nelle vite degli individui, compromettendone la libertà.

La dichiarazione del regista

Khrzhanovsky ha risposto alle accuse con un post su Facebook: “Dau non è un film russo e non rappresenta la Russia. Io non sono un cittadino della Federazione russa, avendo rinunciato alla mia cittadinanza, proprio come segno di protesta contro l’attuale regime. E contro la guerra in Ucraina. Il film non è uno strumento della propaganda russa, ma una dichiarazione contro il totalitarismo.”

La polemica continua a infiammare il dibattito culturale internazionale, mettendo in luce le tensioni tra libertà artistica e geopolitica.

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