Il sindaco Alberto Teso ha ribadito, nella recente sede della Città metropolitana di Venezia, la necessità di attivare la zona omogenea del Veneto Orientale. Si tratta di uno strumento amministrativo inserito nello Statuto metropolitano fin dalla sua costituzione, ma che, fino ad ora, non è stato messo in pratica. L’attivazione consentirebbe ai 22 Comuni della zona di partecipare direttamente ai processi decisionali, migliorando il coordinamento delle politiche territoriali e il rapporto con la città di Venezia.
Secondo Teso, la mancanza di attuazione di questa funzione rappresenta una lacuna strutturale che limita la capacità di gestione condivisa del territorio. In un contesto in cui il Veneto Orientale conta circa 230mila residenti e ospita cinque tra le principali località balneari della regione, la partecipazione più stretta alla Città metropolitana diventa strategica per garantire uno sviluppo equilibrato e sostenibile.
La zona omogenea del Veneto Orientale: un meccanismo previsto dallo Statuto
Il Statuto metropolitano riconosce esplicitamente le peculiarità del Veneto Orientale, prevedendo una zona omogenea che dovrebbe fungere da strumento di governance condivisa. Tuttavia, nonostante la disposizione normativa, la funzione non è mai stata attivata. Questo vuoto ha impedito ai comuni di influire in maniera efficace sulle scelte strategiche della Città metropolitana, lasciando l’intera area in una posizione di marginalità decisionale.
Alberto Teso e la Conferenza dei sindaci: tre decenni di coordinamento
Dal 1993, i sindaci del Veneto Orientale operano all’interno della Conferenza dei sindaci del Veneto Orientale, un organismo che da oltre trenta anni promuove progetti e strategie comuni. Alberto Teso ricorda che, pur riconoscendo formalmente le specificità dell’area, lo Statuto non ha tradotto tale riconoscimento in strumenti operativi concreti. «Chiediamo l’attivazione di questa funzione, che ci consentirebbe di partecipare ai processi decisionali della Città metropolitana», ha dichiarato Teso durante l’incontro.
Trenta anni di collaborazione senza potere decisionale
La Conferenza ha coordinato iniziative di turismo, mobilità e sviluppo economico, ma senza un ruolo formale nella governance metropolitana. La richiesta di Teso mira a trasformare quella collaborazione informale in una partecipazione istituzionalizzata, garantendo che le esigenze dei comuni siano realmente considerate nelle scelte di Venezia.
Tensioni con i comuni di confine e prospettive di cambiamento regionale
Alcuni comuni confinanti con il Friuli Venezia Giulia hanno espresso interesse per un avvicinamento alla regione limitrofa, fino a ipotizzare un cambio di appartenenza regionale. Questa aspirazione nasce da percezioni di marginalità rispetto alle decisioni metropolitane. Una zona omogenea più autonoma potrebbe mitigare tali tensioni, rafforzando il ruolo del Veneto Orientale all’interno della Città metropolitana e riducendo la tentazione di ricorrere a cambi di confine amministrativa.
Possibili scenari di riorganizzazione territoriale
Se il Veneto Orientale dovesse acquisire maggiori poteri decisionali, i comuni di frontiera avrebbero meno motivi per cercare un diverso assetto regionale. In tal caso, la coesione territoriale si potrebbe consolidare, favorendo una crescita più equilibrata e un migliore uso delle risorse comuni.
Peso demografico e turistico dell’area: perché è strategica
L’intera zona comprende cinque tra le principali località balneari del Veneto, che attraggono complessivamente oltre 25 milioni di presenze turistiche ogni anno. Questo flusso massiccio di visitatori genera impatti significativi su infrastrutture, servizi e sviluppo economico. Un coordinamento più stretto con la Città metropolitana consentirebbe di gestire meglio la capacità ricettiva, promuovendo politiche di sostenibilità e valorizzazione del territorio.
Altri poli, come la Riviera del Brenta, hanno mostrato interesse per modelli analoghi di coordinamento amministrativo, suggerendo che l’attivazione della zona omogenea potrebbe aprire la strada a nuove forme di collaborazione intercomunale, estendendo i benefici oltre i confini attuali.



