La vicenda giudiziaria che riguarda l’ex sindaco di VeneziaLuigi Brugnaro, è entrata in una nuova fase: la giudice per l’udienza preliminare ha disposto il rinvio a giudizio per il reato di finanziamento illecito ai partiti. L’indagine, condotta dai pubblici ministeri Roberto Terzo, Federica Baccaglini e Laura Villan, mette al centro i flussi finanziari legati alla campagna elettorale del 2026 e gli strumenti societari che, secondo l’accusa, avrebbero servito a superare il limite di spesa impresso dalla legge.
L’udienza preliminare ha stabilito che il processo comincerà il 21 settembre. Tra gli imputati, oltre a Brugnaro, figurano figure chiave della sua organizzazione politica e amministrativa: Morris Ceron, Stefano Schiavon, Giuseppe Venier, Walter Bianchi e Adriano Giugie. La procura contesta che il tetto di spesa – fissato a 330mila euro – sia stato oltrepassato per un ammontare complessivo definito «oltre mezzo milione».
Il ruolo di “Un’impresa Comune” e i versamenti contestati
Al centro dell’accusa c’è l’associazione denominata “Un’impresa Comune”nata durante la prima campagna per Ca’ Farsetti nel 2015 e ribattezzata dalla procura come fulcro dei movimenti finanziari analizzati. Gli investigatori hanno esaminato conti e investimenti legati all’associazione e ritengono che molte operazioni siano state presentate con voci generiche per evitare collegamenti immediati con la campagna elettorale. I pm sostengono che tali modalità avrebbero permesso di occultare l’effettiva destinazione dei fondi.
Contributi e qualificazioni formali
Tra i trasferimenti oggetto di contestazione, emergono importi riferiti a specifici soggetti: Walter Bianchi, amministratore del Consorzio Produzione Nordestavrebbe versato 144mila euro etichettandoli come «erogazione liberale» piuttosto che come contributo elettorale. Giuseppe Venier, amministratore delegato di Umana Spaè indicato per un bonifico di 400mila euro. Morris Ceron viene descritto negli atti come il numero uno di “Un’impresa Comune” e figura tra gli imputati in quanto direttore generale del Comune di Venezia e stretto collaboratore di Brugnaro.
Difesa: l’incidenza dei tempi e la destinazione dei fondi
Durante l’udienza preliminare – durata complessivamente circa due ore e mezza – gli avvocati difensori (Alessandro Rampinelli, Giulia Ranzato e Alberto Berardi) hanno fondato la loro linea essenzialmente sulla questione temporale. L’inchiesta ha preso in esame il periodo compreso tra il 10 dicembre 2019 e il 31 dicembre 2026mentre la comunicazione obbligatoria al Collegio riguarda i 45 giorni antecedenti le votazioni. La difesa sostiene che gli eventuali versamenti in eccesso cadrebbero al di fuori della finestra temporale che la legge individua come periodo di campagna, riducendo così la rilevanza penale delle operazioni contestate.
La procura, invece, richiama giurisprudenza e orientamenti secondo cui la distinzione non dovrebbe basarsi unicamente sui tempi ma sulla reale destinazione delle risorse: se i soldi erano diretti a finanziare l’attività elettorale, allora vanno ricondotti al computo previsto dalla normativa. I legali della difesa hanno inoltre sostenuto che “Un’impresa Comune” svolgesse funzioni anche culturali, ma gli inquirenti riferiscono di non aver trovato nei libri contabili spese chiaramente non riconducibili alla campagna elettorale.
Impatti possibili e legami con altre indagini
Nel corso dell’udienza è stato ricordato che, in caso di condanna all’epoca dei fatti, le conseguenze sarebbero state severe: una multa calcolata su base tripla rispetto all’eccedenza contestata e l’ineleggibilità, con la possibile decadenza del mandato qualora Brugnaro fosse stato candidato. Tuttavia, dopo il secondo mandato l’interessato ha lasciato la guida di Ca’ Farsetti al nuovo sindaco e non risulta impegnato in nuove campagne politiche pubbliche.
Il rinvio a giudizio arriva in una fase in cui l’ex primo cittadino è coinvolto anche in un altro procedimento giudiziario, la cosiddetta inchiesta Palude. Nel calendario delle udienze correlate, è prevista una seduta il 17 giugnomentre il 16 settembre è indicato l’ascolto di Brugnaro su questioni legate a un tentativo di vendita dell’area dei Pili e dei palazzi Donà e Papadopoli. Il 25 sarà la volta di Morris Ceron e dell’ex vicecapo di gabinetto Derek Donadini, imputati in relazione a quella vicenda.


