Tra i campi di papaveri e erba medica che circondano Altino, un team di archeologi sta riportando alla luce i segreti di un’antica città romana. Gli scavi, condotti dal Parco archeologico di Altino con il supporto del Ministero della Culturahanno rivelato i resti del foro e delle strutture monumentali, offrendo nuove informazioni sulla vita e il declino di questa città veneta.
La campagna di scavo, iniziata a ottobre 2026, è stata resa possibile grazie a un finanziamento dedicato della Direzione generale Musei del Ministero della Cultura e al coinvolgimento di esperti del Centro Interdipartimentale di Ricerca Studio e Conservazione dei Beni Archeologici, Architettonici e Storico-Artistici (CIBA) dell’Università degli Studi di Padova. Gli scavi si sono concentrati su un’area di 25 ettari, acquisita dal Ministero della Cultura nella prima metà del 2026, e hanno portato alla luce resti che risalgono alla fase di massima espansione della città romana.
Le scoperte nel foro di Altino
Gli scavi hanno confermato le ipotesi formulate circa vent’anni fa attraverso prospezioni geofisiche, rivelando i resti del foro, delle botteghe affacciate, della grande basilica e di uno dei due teatri cittadini. Tra le scoperte più significative, gli archeologi hanno trovato i resti della via Anniala strada consolare che collegava Adria con Aquileia, passando per Altino. Questa strada, ancora percorribile nonostante le rovine, è stata risparmiata dalla spoliazione che ha colpito il resto della città.
Le indagini hanno anche rivelato che la città è stata massicciamente spoliata nel corso dei secoli, con colonne, mattoni e muri rimossi e riutilizzati altrove. Secondo gli archeologi, questo processo di spoliazione è iniziato nel VII secolo e si è protratto almeno fino all’anno mille. Nonostante l’area di scavo sia estremamente ridotta rispetto all’estensione dei monumenti, i dati emersi offrono già elementi importanti per interpretare la storia della città fino al suo abbandono.
Il futuro del Parco archeologico di Altino
La direttrice del Parco archeologico, Marianna Bressanha espresso la sua visione per il futuro del sito: “L’idea è quella di creare un parco vero e proprioverde, in cui alcune tracce delle rovine romane restino visibili in un ambiente caratterizzato anche da valore ambientale e paesaggistico.” Questo progetto richiederà fondi e sostegno, ma rappresenta un’opportunità unica per valorizzare il patrimonio storico e culturale della zona.
Gli scavi attuali sono solo l’inizio di una nuova stagione di ricerca archeologica ad Altino. Le prossime campagne di scavo, già finanziate, promettono di rivelare ulteriori dettagli sull’insediamento venetico preromano e sulla vita quotidiana degli abitanti di questa antica città. Nel frattempo, il Museo di Altinosituato in via Sant’Eliodoro, rimane aperto tutto l’anno, offrendo ai visitatori un viaggio nel tempo attraverso i reperti rinvenuti negli scavi precedenti.
