La notte del 1° luglio 2026, a Mirano, un giovane di 25 anni è stato vittima di un tentato omicidio mentre rientrava a casa con la fidanzata. L’aggressione, avvenuta sul pianerottolo di casa, ha visto l’uomo ferito da un proiettile alla spalla e al collo. Nonostante le gravi ferite, il giovane è riuscito a fuggire e a nascondersi nella vegetazione circostante, salvandosi dall’intento omicida.
Oggi, 28 luglio 2026, i carabinieri di Mestre, con il supporto del Nucleo investigativo del comando provincia di Venezia e un’unità cinofila di Torreglia, hanno eseguito l’ordinanza di custodia cautelare in carcere a carico di due uomini di 44 e 39 anni, entrambi di origine albanese. L’ordinanza è stata emessa dal Gip di Venezia su richiesta della Procura.
Le indagini e gli elementi raccolti
Le indagini sono partite immediatamente dopo l’aggressione. I militari hanno trovato, nel corso delle prime attività investigative, munizionamento dello stesso calibro compatibile con il ferimento sia all’interno delle abitazioni degli indagati sia nelle loro autovetture. Dalla perquisizione è emerso inoltre materiale che gli inquirenti ritengono riconducibile a una possibile attività di spaccio.
Secondo gli accertamenti, il movente sarebbe legato alla volontà del giovane di allontanarsi dalla rete di spaccio che si sarebbe sviluppata nel Miranese. Gli inquirenti riferiscono di ripetute minacce di morte rivolte alla vittima sin da febbraio 2026, che non avevano sortito alcun effetto. Questo ha portato i due indagati a organizzare l’agguato armato presso l’abitazione della vittima.
Il ruolo delle forze dell’ordine
Le forze dell’ordine hanno svolto un ruolo cruciale nell’indagine. I carabinieri hanno impiegato servizi di osservazione e pedinamenti per ricostruire la catena di minacce che ha portato all’agguato. Questo lavoro investigativo ha permesso di raccogliere prove decisive per l’arresto dei due uomini.
Le conseguenze processuali e detenzioni
Al termine delle formalità, gli arrestati sono stati accompagnati in carcere: uno dei due è stato condotto alla Casa Circondariale di Venezia e l’altro alla Casa Circondariale di Padova. Il procedimento penale è ancora in corso e la responsabilità dei due indagati dovrà essere accertata nel corso del processo.
La vicenda riaccende l’attenzione sulle dinamiche della microcriminalità nella cintura urbana attorno a Mestre e nel Miranese. Episodi di violenza collegati allo spaccio hanno implicazioni dirette sulla percezione di sicurezza dei residenti. Le autorità investigative hanno sottolineato come le attività di osservazione abbiano permesso di ricostruire una catena di minacce che, secondo l’accusa, ha portato all’agguato armato.
Per i cittadini, le principali conseguenze pratiche sono due: il rafforzamento dei controlli in quelle aree e possibili sviluppi processuali che potrebbero portare a ulteriori provvedimenti se emergeranno nuovi elementi. Le forze dell’ordine invitano la popolazione a collaborare segnalando movimenti sospetti e a rivolgersi alle autorità in caso di minacce o intimidazioni.



