24 ottobre 2026 ☀ 11°

Terzo ritrovamento di un cadavere nel capannone abbandonato di via Brunacci a Marghera

Nel capannone di via Brunacci a Marghera, di fronte al Q8 Easy e vicino al Panorama, è stato scoperto un cadavere: è il terzo ritrovamento nello stesso edificio in meno di un anno e l'autopsia disposta dal pm Giovanni Gasparini cercherà di fare chiarezza

Terzo ritrovamento di un cadavere nel capannone abbandonato di via Brunacci a Marghera

Un nuovo ritrovamento inquietante riporta l’attenzione sul grande scheletro di cemento in via Brunacci, a Marghera: lunedì all’interno dell’edificio incompiuto, situato di fronte al distributore Q8 Easy e a pochi passi dal centro commerciale Panorama, è stato scoperto il corpo senza vita di un uomo senza documenti. A entrare nello stabile, in cerca di un riparo, sarebbe stato un altro senza fissa dimora che ha dato l’allarme.

Il ritrovamento e le condizioni del corpo

Al momento del ritrovamento il cadavere era in avanzato stato di decomposizione, indice che la morte risale a un periodo non recente. Per stabilire con precisione da quanto tempo l’uomo era deceduto e quali siano le cause del decesso, il pm Giovanni Gasparini ha disposto l’autopsia. Gli investigatori mantengono aperte tutte le piste: non viene esclusa alcuna ipotesi.

Il luogo e le dinamiche rilevate

Il ritrovamento è avvenuto tra l’erba alta e gli anfratti allagati dell’edificio incompiuto: luoghi che già in passato hanno ospitato persone in condizioni di estrema fragilità. L’immobile è noto in città come il “capannone della disperazione”, un soprannome che riassume l’immagine di degrado e di pericolo associata a questo spazio.

Un pattern già noto: altri due cadaveri in agosto del 2026

Non si tratta del primo episodio grave collegato a questo capannone. Nell’agosto del 2026, a distanza di appena cinque giorni, nello stesso stabile furono recuperati altri due cadaveri, entrambi nel piano interrato allagato. I corpi, anch’essi trovati in condizioni di lunga permanenza in acqua, erano stati recuperati dai vigili del fuoco in stato di decomposizione avanzata. Le autopsie eseguite allora non avevano evidenziato segni evidenti di violenza e la pista più accreditata era quella di una morte accidentale collegata alla solitudine e al degrado sociale.

Chi sono le vittime e cosa cambia

Negli episodi precedenti le due persone recuperate erano di origine straniera: uno proveniente dal Bangladesh e l’altro dall’Europa dell’Est. Questi elementi, uniti al ripetersi di ritrovamenti nel medesimo luogo, segnano un quadro di emergenza sociale oltre che di sicurezza urbana, rendendo necessario un approfondimento sulle condizioni che spingono persone fragili a rifugiarsi in ambienti pericolanti.

Il contesto urbano: luoghi abbandonati e riqualificazioni a Marghera e Mestre

L’edificio di via Brunacci non è un caso isolato: in città esistono decine di spazi abbandonati che, nel corso degli anni, sono diventati rifugio per senzatetto, persone marginali e soggetti in difficoltà. A Marghera se ne contano almeno una decina, dall’ex cinema Uci (poi Notorious), descritto come un parco giochi per vandali e rifugio per tossicodipendenti, fino all’ex Cral Montedison in via Fratelli Bandiera.

Altri luoghi sensibili e tentativi di intervento

Tra gli spazi citati figurano la cosiddetta “fabbrica dell’eroina” in via Banchina dei Molini, andata a fuoco a causa di un bivacco, l’ex cinema Ariston su cui la comunità bengalese ha mostrato interesse, l’ex autolavaggio Niagara e l’area nota come “l’alveare” in via del Bosco. Alcuni immobili sono stati abbattuti o sigillati per prevenire ulteriori occupazioni, altre volte però tali interventi lasciano in pratica aree in stato di abbandono assoluto.

Mestre: occupazioni, chiusure e progetti di recupero

Nel centro cittadino di Mestre il fenomeno delle occupazioni convive con proposte temporanee e progetti di riqualificazione. Lungo l’asse che sale da via Torino si trovano l’ex Mof, l’ex area Italgas, la Nave di Altobello, l’ex officina Cellina, l’ex Telecom e il vicino Palazzo delle Poste. A questi si aggiungono le ex lavanderie industriali in via Piave, l’area del teatro Momo, il parco di villa Ceresa e l’area ferroviaria che costeggia via Trento, quest’ultima interessata da un progetto legato alla nuova stazione.

Tra chiusure forzate e destinazioni positive

Per evitare episodi estremi molte strutture sono state semplicemente chiuse o murate: un esempio grave è l’ex Telecom di via Carducci, dove l’anno precedente si era verificato un episodio di sequestro di persona e stupro. Alcuni recuperi positivi sono però già in corso, come l’ex Carive di via San Rocco destinato a diventare un condominio residenziale di lusso e l’ex fornace Da Re in via Pepe. Inoltre il palazzo in via Elettricità, al termine dei lavori, ospiterà tre dei cinque uffici finanziari del Centro Servizi dell’Agenzia delle Entrate di via De Marchi, mentre l’ex asilo Sacro Cuore è stato trasformato in una casa di comunità.

Il nuovo ritrovamento in via Brunacci riapre dunque il dibattito sulle responsabilità pubbliche e sulle misure necessarie per tutelare le persone più fragili e mettere in sicurezza gli spazi abbandonati. In attesa degli esiti dell’autopsia disposta dal pm Giovanni Gasparini, resta urgente un confronto sulle soluzioni abitative e sui presidi di soccorso rivolti a chi vive ai margini.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app

Venezia adesso

ACCADUTO OGGI
Curiosità storiche legate al 24 ottobre