Un drammatico episodio di violenza si è consumato a Peseggia di Scorzé, nel Veneziano, la sera del 26. Una 32enne è stata vittima di un’aggressione con acido, un gesto brutale che ha scosso la comunità locale. Le indagini, condotte con meticolosità dai carabinieri, hanno portato all’arresto di un 22enne di nazionalità macedone, identificato come il responsabile dell’attacco.
L’aggressione e la fuga dell’aggressore
Il giovane, arrivato in zona nel tardo pomeriggio, si era appostato vicino alla casa dei genitori della vittima. Armato di una bottiglietta contenente acido, ha colpito la donna alle 21.18 mentre si dirigeva verso l’abitazione. Dopo averle lanciato l’acido, ha abbandonato la borsa di plastica bianca che lo conteneva ed è fuggito a piedi. Prima dell’attacco, alle 20.50, aveva ricevuto una chiamata da un telefono usa e getta, attivato quella stessa mattina a Padova. Questo dettaglio è stato cruciale per le indagini.
L’indagine e le prove decisive
L’identificazione del colpevole è stata possibile grazie a una serie di indizi raccolti con cura. La polizia ferroviaria lo aveva già arrestato il 27 giugno alla stazione di Santa Lucia di Venezia, in esecuzione di un mandato di arresto europeo per due condanne a quattro anni per furto aggravato. In tasca aveva 3.400 euro in contanti, senza alcuna tessera per prelievi. Questo ha fatto ipotizzare che il denaro potesse essere il compenso per l’aggressione su commissione.
Le prove raccolte includono i filmati delle telecamere di sorveglianza del bar Gemini, dove il giovane aveva acquistato due bibite, e quelli del binario della stazione. Gli indumenti abbandonati durante la fuga, una canottiera nera e un cappellino con visiera, sono stati trovati da un operaio e consegnati ai carabinieri. Le macchie di scolorita sulla canotta e il DNA presente sugli indumenti e su un mozzicone di sigaretta hanno confermato l’identità dell’aggressore.
Le ferite e i dettagli rivelatori
Un dettaglio rivelatore è stato il fatto che l’aggressore aveva riportato un’ustione chimica sul ginocchio, simile a quelle della vittima. Inoltre, i due nei sulla guancia sinistra e gli auricolari indossati sono stati riconosciuti nei filmati. La ferita sul ginocchio, causata da uno schizzo di acido, ha fornito un’ulteriore conferma della sua presenza sul luogo del crimine.
Il movente e le indagini in corso
Le indagini hanno rivelato che tra la vittima e l’aggressore non c’era alcun collegamento diretto. La donna, residente a Mestre, aveva ricevuto messaggi minatori in lingua macedone, che le contestavano una relazione con un uomo sposato. La famiglia in questione risiede a Roma, ma la moglie era ripartita per la Macedonia nove giorni prima dell’aggressione. Questo ha portato a ipotizzare che l’attacco potesse essere stato commissionato.
Il pubblico ministero Monica Guzzardi ha coordinato le indagini, che hanno richiesto un’attenzione particolare per decifrare il movente. La vittima, una barista e operatrice socio-sanitaria, ha riportato ustioni di secondo grado al volto, collo, torace superiore e braccia. Nonostante le gravi conseguenze, la donna sta lentamente riprendendosi, anche se la sua vita non è ancora tornata alla normalità.
La madre della vittima ha dichiarato: “Nostra figlia si sta riprendendo. È tornata a casa, anche se deve presentarsi continuamente in ospedale per la terapia. Non ha ripreso a lavorare, la vita non è tornata alla normalità, per lei. Aspettiamo che la pelle si riformi, che possa superare le conseguenze di quello che ha subito. Rispetto a due mesi fa, però, sono passi avanti importanti: non è più isolata in una stanza. E oggi siamo tutti un po’ scombussolati dalla gioia di sapere che almeno l’esecutore materiale di quel gesto è stato assicurato alla giustizia.”



