Negli ultimi giorni il Nucleo natanti del Comando provinciale carabinieri di Venezia ha intensificato le attività di contrasto al bracconaggio ittico nella laguna veneziana. L’interesse delle forze dell’ordine è stato suscitato da segnalazioni di attività clandestine nei pressi di zone particolarmente sensibili, dove è vietata la pesca di molluschi per motivi di salute pubblica e tutela ambientale.
Le verifiche sono state condotte in un tratto compreso tra Tessera, Dogaletto di Mira e Malcontenta, aree tradizionalmente soggette a restrizioni perché caratterizzate da fondali bassi e da condizioni idriche non idonee al consumo umano. In questo contesto, l’operazione ha portato all’identificazione di tre pescatori che operavano senza licenza, utilizzando attrezzature proibite e muovendosi in acque interdette.
Dettagli dell’intervento dei carabinieri nella zona di Tessera, Dogaletto di Mira e Malcontenta
Durante le perquisizioni, i militari hanno posto sotto controllo due imbarcazioni diverse. Entrambe erano equipaggiate con strumenti da pesca vietati, tra cui reti a strascico e trivelle adatte alla raccolta di vongole sui fondali molto bassi. L’uso di questi mezzi è contrastato dalla normativa locale, che prevede il divieto assoluto di prelievo in specifiche zone per prevenire la contaminazione del prodotto.
Imbarcazioni coinvolte e attrezzature proibite
Una delle barche è stata completamente sequestrata, insieme al motore di piccola potenza adatto alla navigazione in acque poco profonde. L’altro natante è stato però posto sotto custodia temporanea, mentre le autorità hanno proceduto al prelievo dei molluschi catturati. Tra i pescatori controllati, uno è risultato privo sia della licenza di pesca sia della patente nautica, violazioni che hanno comportato l’applicazione di sanzioni amministrative.
Sanzioni, sequestro e impatto sul mercato
Le violazioni accertate hanno generato multe per un totale di circa 7 mila euro, suddivise tra i tre individui coinvolti. Oltre all’aspetto economico, il valore commerciale del prodotto illegalmente raccolto è stato stimato in circa 4 mila euro. Il sequestro delle vongole, che supera i due quintali, ha evitato l’introduzione sul mercato di un alimento privo di documentazione sanitaria, potenzialmente pericoloso per i consumatori.
Una volta rimosse le conchiglie dal mercato nero, le autorità hanno deciso di rigettare le vongole in mare, consentendo loro di ripristinare il ciclo vitale nelle acque di provenienza. Questo gesto non solo previene un possibile danno alla salute pubblica, ma contribuisce anche alla salvaguardia dell’ecosistema lagunare, garantendo che le risorse marine possano rigenerarsi secondo i ritmi naturali.
L’operazione dimostra l’impegno costante del comando carabinieri di Venezia nel monitorare e contrastare le attività illecite che minacciano sia l’ambiente sia la sicurezza alimentare della popolazione. Le autorità invitano i cittadini a segnalare comportamenti sospetti e a rispettare le normative vigenti, affinché la laguna possa continuare a rappresentare un patrimonio unico, frutto di un delicato equilibrio tra utilizzo umano e conservazione della natura.



