22 Maggio 2026 🌤 20°

Clan Sakka, nuove catture a Venezia: salgono a quattro le custodie

Altre due persone riconducibili al <strong>clan Sakka</strong> sono state arrestate tra Santa Croce e la Lombardia, mentre l'inchiesta coordinata dalla <strong>procura di Venezia</strong> prosegue con misure per <em>tentato omicidio</em> e reati connessi

Clan Sakka, nuove catture a Venezia: salgono a quattro le custodie

La vicenda che ha scosso alcune aree di Venezia prosegue con nuovi sviluppi: dopo i primi fermi che avevano riguardato Koussey Sakka e Mohammad Sakka, sono stati arrestati altri due soggetti ritenuti vicini al clan Sakka. L’azione coordinata di polizia e carabinieri è avvenuta tra il centro storico della città lagunare e la regione Lombardia, nell’ambito di un dispositivo che mira a contenere la faida tra famiglie e gli episodi di violenza registrati.

Le misure cautelari, disposte su mandato della procura di Venezia, fanno seguito a una serie di aggressioni che comprendono un’accoltellamento nella zona di San Barnaba e altre violenze avvenute in centro. L’inchiesta ha portato finora all’esecuzione di quattro custodie in carcere, con ancora una persona al momento ricercata. Gli episodi contestati comprendono reati aggravati e ferite gravi, e vengono ricostruiti come parte di uno scontro tra il gruppo dei Sakka e il clan rivale dei Mallat.

Cronologia delle operazioni e fasi dell’indagine

Le indagini sono iniziate dopo alcune segnalazioni di violenza in città, tra cui l’aggressione di un cittadino palestinese avvenuta in aprile e l’accoltellamento del 22 aprile nella zona di San Barnaba. Sulla base di queste segnalazioni la procura ha emesso un’ordinanza che ha inquadrato più persone come responsabili di reati quali tentato omicidio, rapina aggravata, furto aggravato e lesioni. Le attività investigative si sono svolte con accertamenti sul territorio, intercettazioni e ricostruzioni delle dinamiche, fino al dispositivo congiunto volto all’esecuzione delle misure cautelari.

I fermi e i luoghi degli arresti

Uno degli arresti è avvenuto nel sestiere di Santa Croce, nella notte tra mercoledì e giovedì, mentre un altro indagato è stato bloccato in Lombardia. Le localizzazioni confermano l’articolazione territoriale del gruppo e la capacità di spostamento dei soggetti coinvolti. Le forze dell’ordine hanno utilizzato riscontri investigativi per rintracciare i ricercati, valorizzando la sinergia tra le diverse articolazioni statali impegnate nell’operazione congiunta.

Le accuse contestate agli indagati

Ai fermati vengono contestati capi di imputazione che variano dalla partecipazione a risse a episodi di aggressione armata: in particolare spiccano le accuse di tentato omicidio legate all’accoltellamento di San Barnaba e di rapina aggravata, furto aggravato e lesioni per gli altri episodi in centro storico. Tali contestazioni sono state formulate dalla procura di Venezia sulla base degli elementi raccolti dagli inquirenti e rappresentano le ragioni giuridiche che hanno motivato le richieste di custodia cautelare.

Chi conduce le indagini e ruolo delle forze dell’ordine

Le attività sono seguite congiuntamente da reparti diversi: i carabinieri, coordinati dal colonnello Giuseppe Battaglia, e la polizia della questura lagunare, con la squadra mobile diretta dal dirigente Eugenio Masino insieme al commissariato di San Marco. Questa collaborazione ha permesso di incrociare elementi investigativi e di mettere in campo operatori su più fronti, rendendo possibile l’esecuzione delle misure cautelari su territori differenti.

Contesto della faida e possibili sviluppi

La vicenda va letta nel quadro più ampio della faida tra clan che vede contrapposti i Sakka e i Mallat nella città lagunare. Le tensioni tra gruppi familiari coinvolgono rivalità di controllo territoriale e dinamiche di vendetta che hanno prodotto episodi di violenza pubblica. Con l’arresto degli ultimi indagati la magistratura punta a interrompere la catena di reati e a far emergere responsabilità precise; tuttavia l’inchiesta resta aperta e non si esclude che possano seguire ulteriori sviluppi e provvedimenti giudiziari.

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