26 ottobre 2026 ☀ 9°

Ristoranti veneziani a rischio: capitali sporchi e soluzioni per il futuro

Venezia è sotto attacco: i ristoranti storici vengono acquistati da capitali illeciti. Scopri le cifre allarmanti e le proposte per salvare il tessuto commerciale della città.

Ristoranti veneziani a rischio: capitali sporchi e soluzioni per il futuro

Venezia, città di arte e storia, sta vivendo una crisi silenziosa che minaccia il suo tessuto commerciale. I ristoranti tradizionali, simbolo della cultura locale, sono sempre più spesso acquistati da capitali illeciti, mettendo a rischio l’autenticità e la qualità della città. Michele Scibelli, commercialista veneziano, lancia un allarme: “Le cifre che girano sono enormi.”

L’ombra del denaro illecito sui ristoranti veneziani

Il valore di un locale nel cuore di Venezia può raggiungere i 2 o 3 milioni di euro senza contare gli affitti che arrivano a 30.000 o 40.000 euro al mese. Questi investimenti, secondo Scibelli, attirano organizzazioni criminali, spesso italiane, che sfruttano il nero per massimizzare i profitti. “Una quota consistente di non dichiarato frutta una sostanziosa percentuale a questi investitori occulti,” spiega il commercialista.

La situazione dei gestori

I gestori dei locali, spesso stranieri, si trovano in una situazione difficile. Devono pagare le rate del mutuo e una percentuale agli investitori, il che rende la loro attività economicamente insostenibile. “Il denaro non dichiarato, il più delle volte, le parti si arrangiano tra loro. Ma come vadano le cose, lo sanno tutti,” aggiunge Scibelli.

La proposta di prelazione per salvare Venezia

Scibelli, che si è candidato con Più Europa alle ultime amministrative, propone una soluzione radicale: un diritto di prelazione per il Comune. “La prelazione che potrebbe essere applicata con una deroga regionale, come quella per l’anti-paccottiglia, può essere la soluzione. Tutto dovrebbe essere dichiarato e il Comune potrebbe intervenire per acquistare e poi mettere a bando,” afferma.

Le critiche dell’assessore Costalonga

L’assessore Costalonga risponde alle critiche di Scibelli con un commento piccato: “Mi verrebbe da dire ‘da che pulpito’. Evidentemente Scibelli lavora con queste persone e sa certe cose. Ma allora che vada a riferirle a chi di dovere.” Tuttavia, ammette le difficoltà di lavorare in una città dove il tessuto sociale, commerciale e culturale è stato distrutto dalla globalizzazione del turismo.

Costalonga rivendica gli interventi fatti finora, come il blocco dei pubblici esercizi del 2018 e l’anti-paccottiglia del 2026 e 2026. “Purtroppo riportare qualità è un processo lento, difficile. È più facile distruggere, che ricostruire,” conclude l’assessore.

Intanto, l’ultima giunta ha confermato il blocco dei plateatici, con l’esclusione dei negozi di vicinato. “Confermato anche il blocco dei pubblici esercizi. Il danno è stato fatto, ma così cerchiamo di recuperare,” aggiunge Costalonga.

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